Petrolio, perché gli Emirati rompono con l’Opec

Dalle tensioni con l’Arabia Saudita alla guerra nel Golfo, fino alla strategia produttiva: le ragioni della scelta di Abu Dhabi

Petrolio, perché gli Emirati rompono con l’Opec© Getty Images

Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di uscire dall’Opec, segnando una delle fratture più rilevanti nella storia recente del cartello petrolifero. Dopo oltre sessant’anni di appartenenza, Abu Dhabi lascia l’organizzazione in un momento di forte tensione sui mercati energetici e nel pieno della crisi nel Golfo.

La scelta arriva mentre il prezzo del greggio resta sotto pressione, con il Brent salito oltre i 110 dollari al barile, e rischia di indebolire ulteriormente la capacità dell’Opec di controllare l’offerta globale.

Alla base della decisione c’è innanzitutto il contrasto sulle politiche produttive. Gli Emirati contestano da anni il sistema delle quote, ritenuto troppo rigido rispetto al loro potenziale. Prima della crisi producevano 3,5 milioni di barili al giorno, oltre il limite fissato a 3,4 milioni, a fronte di una capacità che raggiunge circa 4,8 milioni.

Uscendo dal cartello, Abu Dhabi può ora aumentare la produzione senza vincoli e gestire in autonomia la propria strategia energetica. A pesare sono anche i rapporti deteriorati con l’Arabia Saudita, leader dell’Opec, e più in generale le difficoltà di coordinamento tra i Paesi membri.

Il peso della guerra nel Golfo

Il contesto geopolitico ha accelerato la rottura. La guerra con l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno colpito duramente le economie della regione. Gli Emirati sono tra i Paesi più esposti agli attacchi e hanno criticato la risposta degli alleati, ritenuta insufficiente. Le divisioni interne al Golfo si sono così ampliate, rendendo più difficile mantenere una linea comune all’interno dell’Opec.

La decisione si inserisce anche in un riposizionamento strategico. Gli Emirati stanno rafforzando i rapporti con gli Stati Uniti, anche attraverso la compagnia nazionale Adnoc, che ha avviato una campagna di investimenti nel settore energetico americano.

Sono 29 le operazioni in valutazione, con l’obiettivo di destinare decine di miliardi di dollari alla filiera del gas. Un segnale che accompagna l’uscita dall’Opec e indica la volontà di muoversi con maggiore autonomia sul piano internazionale.

Nel breve periodo, la rottura contribuisce all’incertezza e alla volatilità dei prezzi. Nel medio termine, però, potrebbe aumentare la competizione. Senza i vincoli del cartello, gli Emirati potrebbero immettere più petrolio sul mercato, riducendo il potere dell’Opec e segnando il passaggio verso un sistema energetico più frammentato.

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