A tre giorni dalla decisione che ha scosso la presidenza Usa, il punto non è più soltanto che i dazi di Donald Trump sono stati dichiarati illegali. Il vero nodo è perché la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia deciso di fermarli e quali limiti abbia voluto fissare al potere presidenziale in materia commerciale.
Con una maggioranza di 6 giudici contro 3, la Corte ha stabilito che il presidente non può imporre tariffe globali invocando una legge d’emergenza pensata per tutt’altro scopo. La questione non è solo economica, ma costituzionale.
Perché la Corte Suprema ha bocciato i dazi di Trump
Al centro della bocciatura c’è l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), la legge del 1977 che consente al presidente di intervenire in caso di minacce straordinarie alla sicurezza nazionale. Trump l’aveva utilizzata per giustificare i dazi “reciproci” scattati il 2 aprile 2025, sostenendo che il deficit commerciale costituisse un’emergenza nazionale.
La Corte ha però ritenuto che la Ieepa non contenga alcun riferimento esplicito ai dazi. La norma consente di regolamentare transazioni, imporre sanzioni o bloccare beni, ma non attribuisce al presidente il potere di introdurre tariffe doganali in modo generalizzato.
Nella motivazione, il chief justice John Roberts ha sottolineato che, se il Congresso avesse voluto concedere un potere così ampio e straordinario, lo avrebbe fatto in modo chiaro. Consentire al presidente di fissare unilateralmente importo, durata e portata delle tariffe significherebbe trasformare una legge d’emergenza in uno strumento di politica commerciale permanente.
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Le tariffe spettano al Congresso
La sentenza richiama un principio fondamentale: secondo la Costituzione americana, il potere di imporre tasse e tariffe doganali appartiene al Congresso. Negli anni, il Parlamento ha delegato alcune competenze al presidente attraverso leggi specifiche, ma sempre con limiti e condizioni precise.
Nel caso della Ieepa, secondo la maggioranza dei giudici, quella delega non esiste in materia di dazi. Per questo motivo le tariffe introdotte sulla base di quella legge sono state dichiarate illegittime.
La decisione è stata adottata da sei giudici, tra cui tre conservatori – Roberts, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett – affiancati dai tre progressisti. In dissenso i conservatori Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh, quest’ultimo preoccupato per le conseguenze pratiche, in particolare sul fronte dei rimborsi.
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Quali misure sono state annullate
La Corte non ha smantellato l’intera architettura tariffaria dell’amministrazione. Restano in vigore le tariffe introdotte con altre normative, come quelle settoriali su acciaio e alluminio.
Sono state invece invalidate due grandi categorie di barriere: i dazi “Paese per Paese” o reciproci, con una base del 10% e aliquote più elevate per partner come la Cina, e le tariffe del 25% su beni provenienti da Canada, Messico e Cina, giustificate dall’amministrazione come risposta a emergenze legate a traffico di fentanyl o immigrazione.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, le misure colpite rappresentano circa il 70% del totale dei dazi imposti nell’ultimo anno, per un valore stimato tra 133 e 175 miliardi di dollari, con proiezioni fino a 1.500 miliardi in dieci anni.
Il nodo rimborsi
Oltre agli effetti economici, la sentenza assume un valore politico-istituzionale: è la prima volta dall’inizio del secondo mandato che la Corte Suprema annulla una delle principali iniziative dell’amministrazione. Il messaggio è chiaro: l’emergenza non può diventare uno strumento per aggirare il Parlamento. Per eventuali nuove tariffe, la strada passa ora da normative diverse o da un coinvolgimento diretto del Congresso.
Resta aperta la partita sui rimborsi delle somme già incassate, tema che sarà affrontato dai tribunali inferiori. Ma sul punto centrale la Corte ha tracciato una linea netta: senza una base legislativa esplicita, i dazi non possono essere imposti per decreto.
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Il presidente Usa, Donald Trump, presente alla conferenza stampa tenutasi alla Casa Bianca dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata contro l'uso dei poteri di emergenza per imporre dazi sul commercio internazionale, una parte centrale della politica economica fondamentale dell'amministrazione© Foto di Aaron Schwartz/Getty Images




