Il conflitto in Medio Oriente sta già producendo effetti concreti sull’economia globale ed europea, modificando in modo significativo le prospettive di crescita e inflazione. È l’allarme lanciato da Fabio Panetta, governatore della Bankitalia, durante la relazione annuale sul bilancio dell’istituto.
Secondo il governatore, questa guerra ha innescato un vero e proprio “shock energetico”, con un forte aumento dei prezzi di gas e petrolio che sta incidendo direttamente sull’economia. L’effetto immediato è stato un indebolimento delle prospettive di crescita, accompagnato da nuove pressioni inflazionistiche.
Gli effetti della guerra in Medio Oriente
Il nodo centrale riguarda proprio l’energia. Il Medio Oriente rappresenta infatti un’area strategica per l’approvvigionamento globale di materie prime, e le tensioni – in particolare quelle legate all’Iran – hanno compromesso flussi fondamentali come quelli che vengono posti in essere attraverso lo Stretto di Hormuz, con ripercussioni sulle infrastrutture di produzione e raffinazione.
In questo contesto, la politica monetaria si trova ad affrontare una situazione complessa, simile a quella vissuta nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, ha parlato di uno shock negativo dell’offerta combinato a un’elevata incertezza.
Uno dei principali rischi evidenziati è quello di un “circolo vizioso” tra prezzi e salari. Se l’aumento dei costi energetici dovesse trasferirsi alle retribuzioni, l’inflazione potrebbe mantenersi su livelli più elevati più a lungo, rendendo più difficile il ritorno alla stabilità dei prezzi.
Cosa aspettarsi in futuro
Le prospettive per il 2026 risultano quindi più deboli rispetto alle stime precedenti. Secondo le proiezioni richiamate da Panetta, la crescita economica sarà più contenuta mentre l’inflazione potrebbe restare sopra gli obiettivi nel breve periodo, per poi rientrare gradualmente negli anni successivi.
Il quadro è aggravato da un clima di incertezza destinato a protrarsi nel tempo. Anche in caso di una rapida fine delle ostilità, il ritorno a condizioni normali nei mercati energetici richiederà tempo, con effetti persistenti sull’economia reale.
A livello più ampio, le tensioni geopolitiche si inseriscono in un contesto già fragile, segnato da dazi commerciali, frammentazione economica e rallentamento degli scambi internazionali. Un insieme di fattori che rischia di frenare ulteriormente investimenti e consumi.
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