Ocse taglia le stime del Pil in Italia: crescita debole e inflazione in aumento

Pil pro capite dell’Italia raggiunge quello francese© Shutterstock

L’economia italiana si avvia verso una fase di crescita più debole del previsto, mentre tornano pressioni inflazionistiche. È quanto emerge dall’ultimo Economic Outlook intermedio dell’Ocse, che evidenzia un peggioramento delle prospettive macroeconomiche per il Paese.

Secondo le nuove stime, il Pil in Italia crescerà solo dello 0,4% nel 2026, in calo rispetto alle precedenti previsioni dello 0,6%. Anche il 2027 subisce una revisione al ribasso, con una crescita attesa intorno allo 0,6-0,7%. Si tratta di un ritmo modesto, che conferma le difficoltà strutturali dell’economia italiana nel mantenere una dinamica espansiva stabile.

Tutti i numeri diffusi dall’Ocse

Il rallentamento non riguarda solo l’Italia, ma si inserisce in un contesto europeo più ampio. L’Ocse ha infatti rivisto al ribasso anche le stime dell’Eurozona, segnalando come fattori esterni – in particolare il rialzo dei prezzi energetici e le tensioni geopolitiche – stiano frenando la crescita complessiva.

Un elemento di particolare attenzione è rappresentato dall’inflazione. Dopo una fase di relativa stabilità, i prezzi sono attesi in aumento. Nel nostro Paese dovrebbe raggiungere il 2,4% nel 2026, un dato più contenuto rispetto alle stime precedenti. Anche l’inflazione “core”, al netto delle componenti più volatili, mostra segnali di risalita.

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Le ragioni alla base del quadro economico italiano

Alla base di questo scenario vi sono diversi fattori. Da un lato, il rincaro dell’energia continua a esercitare pressioni sui prezzi. Dall’altro, l’Ocse segnala come politiche fiscali più restrittive – adottate per contenere il debito pubblico – possano limitare la crescita economica e incidere sul Pil, soprattutto in Paesi come l’Italia e la Francia.

Il quadro che emerge è quindi quello di una “crescita fragile”, esposta sia a rischi interni sia a dinamiche globali. Per il nostro Paese, la sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità dei conti pubblici e politiche di stimolo agli investimenti, fondamentali per rilanciare produttività e competitività.

In prospettiva, il ritorno a una crescita più robusta dipenderà anche dalla capacità di attuare riforme strutturali e sfruttare al meglio le risorse europee. In assenza di interventi incisivi, il rischio è quello di rimanere intrappolati in una fase prolungata di bassa crescita e inflazione moderata ma persistente.

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