I salari reali italiani tornano sotto pressione. Dopo il parziale recupero registrato tra il 2024 e il primo trimestre del 2026, l’Ocse prevede che il potere d’acquisto delle retribuzioni subirà una nuova flessione dello 0,9% nel 2026, mentre nel 2027 è atteso un modesto rimbalzo dello 0,2%. È quanto emerge dalle Prospettive sull’Occupazione 2026, che dedicano un approfondimento specifico alla situazione italiana.
Il dato appare ancora più significativo se confrontato con il periodo precedente alla crisi inflazionistica. Sebbene nel primo trimestre del 2026 i salari reali siano cresciuti dell’1,3% su base annua, grazie al rallentamento dell’inflazione, restano comunque inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il peggior risultato tra le principali economie dell’Ocse.
Le ragioni della crisi economica
Secondo l’organizzazione con sede a Parigi, il recente aumento dei prezzi dell’energia, alimentato anche dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, sta esercitando una nuova pressione sull’inflazione, riducendo nuovamente il valore dei salari reali. Le previsioni si basano sull’ipotesi che gli effetti del conflitto restino temporanei; un eventuale aggravamento dello scenario internazionale potrebbe incidere ulteriormente sul potere d’acquisto delle famiglie.
L’Ocse individua anche alcune criticità strutturali del mercato del lavoro italiano. Tra queste figurano il numero limitato di rinnovi dei contratti collettivi previsti nel 2027, la presenza di capacità inutilizzata nel mercato del lavoro e una struttura produttiva ancora concentrata in settori a basso valore aggiunto, fattori che limitano la crescita delle retribuzioni.
Aumenta l’occupazione
Il quadro, tuttavia, presenta anche elementi positivi. L’Italia continua infatti a registrare livelli record di occupazione e un tasso di disoccupazione ai minimi storici, in controtendenza rispetto a molti altri Paesi dell’area Ocse. Nonostante questi progressi, il tasso di occupazione resta ancora inferiore alla media delle economie avanzate, segno che persistono ampi margini di miglioramento.
Per invertire la tendenza sui salari, gli esperti sottolineano la necessità di aumentare la produttività, accelerare i rinnovi contrattuali e favorire investimenti in innovazione e competenze. Senza interventi strutturali, il rischio è che la crescita dell’occupazione non si traduca in un effettivo miglioramento del benessere economico delle famiglie, con consumi ancora deboli e una ripresa che potrebbe perdere slancio nei prossimi anni.
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