Ocse: energia e inflazione frenano la crescita italiana

Ocse: energia e inflazione frenano la crescita italiana© Shutterstock

L’Ocse rivede leggermente al rialzo le stime di crescita per l’Italia, ma il quadro resta caratterizzato da una forte fragilità. Nelle nuove Prospettive economiche, l’organizzazione prevede un aumento del Pil dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, valori che collocano il Paese tra le economie meno dinamiche del G20.

A preoccupare è soprattutto il nuovo aumento dei prezzi dell’energia, destinato ad alimentare l’inflazione e a ridurre il recupero del potere d’acquisto registrato negli ultimi mesi. Secondo l’analisi, il rincaro energetico peserà sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni, frenando l’attività economica. L’organizzazione sottolinea inoltre che l’Italia risulta particolarmente esposta alle tensioni energetiche internazionali per la sua dipendenza dal petrolio raffinato e dal gas naturale provenienti dall’area attraversata dallo Stretto di Hormuz.

L’inflazione è prevista in aumento fino al 3% nel 2026, dopo livelli più contenuti registrati in precedenza. L’effetto diretto sarà l’erosione dei recenti miglioramenti delle retribuzioni reali. Le stime indicano che i salari reali italiani, già fortemente penalizzati negli ultimi anni, subiranno un ulteriore deterioramento. La crescita dei prezzi rischia infatti di cancellare i progressi più recenti, mentre i consumi privati mostrano un andamento molto debole.

Nonostante queste prospettive, l’economia italiana aveva iniziato il 2026 con segnali positivi. Nel primo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuto dagli investimenti, dall’attività produttiva e dalla spinta proveniente da comparti come la farmaceutica e la filiera digitale e tecnologica.

Il ruolo del Pnrr e i conti pubblici sulla crescita italiana

Un contributo significativo è arrivato dall’attuazione del Pnrr, che ha favorito un aumento degli investimenti pubblici oltre il 3,8% del Pil, il livello più elevato degli ultimi 35 anni. Le risorse del Piano e gli incentivi fiscali hanno sostenuto in particolare il settore delle costruzioni e gli investimenti residenziali.

Sul fronte dei conti pubblici, il deficit è atteso in graduale diminuzione. Le stime indicano un valore compreso tra il 2,9% e il 3,1% del Pil nel 2026, con un ulteriore miglioramento nel 2027. Resta invece elevato il peso del debito pubblico. Dopo aver superato il 137% del Pil, il rapporto debito-Pil è previsto al 138,8% nel 2026, anche per gli effetti persistenti dei crediti d’imposta collegati al Superbonus. L’Ocse invita quindi l’Italia a proseguire lungo il percorso di risanamento fiscale, accompagnandolo con riforme strutturali capaci di aumentare produttività e occupazione.

Le prospettive globali e i rischi del conflitto

Il rallentamento non riguarda soltanto l’Italia. L’Organizzazione stima una crescita mondiale del 2,8% nel 2026 nello scenario di una crisi energetica limitata nel tempo. Se invece il conflitto in Medio Oriente dovesse prolungarsi fino al 2027, il Pil globale potrebbe scendere al 2,1% nel 2026 e all’1,8% nel 2027.

In uno scenario caratterizzato da prezzi energetici più elevati, aumenterebbero anche le difficoltà per famiglie e imprese, mentre diversi Paesi con una crescita già debole rischierebbero un ulteriore rallentamento economico. Per l’Europa e per l’Italia, l’Ocse ribadisce inoltre la necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, accelerando lo sviluppo delle energie rinnovabili e gli investimenti nelle reti elettriche e nei sistemi di accumulo.

Bruxelles apre all’Italia: fino a 14 miliardi per l’energia

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata