Nestlé, maxi piano da 16 mila tagli per il rilancio

Il nuovo ceo Philipp Navratil vara un piano di ristrutturazione con risparmi per 3 miliardi di franchi entro il 2027. In Italia chiesti chiarimenti dai sindacati

Nestlé, maxi piano da 16 mila tagli per il rilancio© Photo by J. David Ake/Getty Images

Nestlé cambia passo. Il colosso svizzero dell’alimentare ha annunciato una drastica ristrutturazione che prevede l’uscita di 16.000 lavoratori nel mondo nei prossimi due anni, pari al 6% della forza lavoro. Una svolta netta impressa dal nuovo amministratore delegato Philipp Navratil, arrivato al vertice a settembre, che punta a rendere l’azienda “più smart, più digitale, più agile”.

L’annuncio è arrivato in occasione della presentazione dei conti dei primi nove mesi del 2025, che hanno mostrato un fatturato in calo dell’1,9% a 65,9 miliardi di franchi svizzeri (circa 71 miliardi di euro) ma una crescita organica del 3,3%, sostenuta da un incremento dei prezzi del 2,8% e da una ripresa dei volumi (+0,6%). Nel solo terzo trimestre, la crescita organica ha toccato il 4,3%, segnale accolto positivamente dagli analisti.

Risparmi per 3 miliardi con 16 mila tagli

A fronte di questi risultati, Nestlé ha deciso di portare l’obiettivo di risparmio sui costi a 3 miliardi di franchi entro il 2027, rispetto ai 2,5 miliardi previsti in precedenza. Dei 16.000 tagli complessivi, 12.000 riguarderanno personale impiegato in funzioni amministrative e 4.000 opereranno nella produzione e nella supply chain.

Secondo Navratil, i processi aziendali sarebbero ancora troppo lenti rispetto alle esigenze dei mercati e l’azienda risulta arretrata sul fronte dell’analisi dei dati. Da qui la necessità di snellire le strutture e potenziare la trasformazione digitale, in parte già affidata al Global IT Hub di Milano, che potrebbe vedere un rafforzamento.

In Italia, i sindacati chiedono chiarimenti

In Italia, dove Nestlé impiega circa 4.500 persone in sei stabilimenti tra cui quelli di Perugina, Purina, Sanpellegrino, Levissima e Acqua Panna, l’annuncio ha sollevato forti preoccupazioni. I sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil hanno chiesto un incontro urgente con l’azienda, previsto per lunedì mattina.

Secondo Angelo Paolella della Flai Cgil, si tratta dell’ennesima operazione finanziaria “a scapito del lavoro”, con esuberi annunciati “senza un piano industriale” e con l’unico scopo di migliorare la redditività per gli investitori. Massimiliano Albanese, della Fai Cisl, auspica invece che da qui al 2027 si trovino soluzioni per assorbire gli esuberi.

Acque nel mirino delle dismissioni

Parallelamente, Nestlé continua nella strategia di revisione del portafoglio prodotti. Dopo i gelati, ceduti nel 2019 in una joint venture con il fondo Pai, ora l’attenzione è rivolta al business delle acque, con marchi storici come Sanpellegrino nel mirino. Anche in questo caso, tra le ipotesi allo studio ci sarebbe un’operazione simile a quella realizzata anni fa con Pai, che risulterebbe tra i soggetti interessati.

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La reazione in Borsa

Il mercato ha accolto con favore le prime mosse del nuovo Ceo. Il titolo Nestlé ha registrato un balzo del 9,3% alla Borsa di Zurigo, toccando gli 83,21 franchi per azione. Da inizio anno il titolo è salito dell’11%, riducendo quasi del tutto le perdite accumulate nei dodici mesi precedenti.

Nestlé resta un peso massimo dello Swiss Market Index, che ha chiuso a +1,38% proprio grazie al traino del titolo alimentare. Resta ora da vedere se la fiducia degli investitori sarà confermata anche nei prossimi trimestri.

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