Milano guida la corsa italiana ai data center

In sei mesi le richieste di connessione sono passate da 30 a 50 GW. Il rischio, secondo uno studio di Bcg, è una bolla digitale simile a quella della fibra ottica

Milano guida la corsa italiana ai data center

Il settore dei data center cresce a ritmi mai visti, alimentato dall’avanzata dell’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione delle imprese. E l’Italia è protagonista, con Milano che si conferma centro nevralgico di un’espansione senza precedenti. Secondo il report Breaking Barriers to Data Center Growth realizzato da Boston Consulting Group (Bcg), il nostro Paese ha registrato un incremento straordinario delle richieste di connessione per nuovi data center, passate da 30 a oltre 50 gigawatt tra fine 2024 e giugno 2025.

In questa corsa, è la Lombardia a fare da traino, e in particolare il capoluogo regionale: Milano raccoglie il 49% delle richieste totali e conta già circa 250 megawatt di potenza installata. Ma l’interesse si allarga anche ad altre aree del Paese: Roma, Torino, la Puglia e il Trentino stanno emergendo come nuovi poli della mappa digitale italiana.

Gli investimenti sono già consistenti. Per il periodo 2023-2026 si stimano circa 15 miliardi di euro, con la partecipazione di grandi operatori globali e nazionali. Tra i progetti di rilievo figura un campus da 300 megawatt alle porte di Milano. In parallelo, si moltiplicano le iniziative orientate alla sostenibilità energetica: a Brescia, un centro dati recupera il calore generato dai server per alimentare il teleriscaldamento urbano, mentre il Green Data Center dell’Università di Pisa ha ridotto i consumi del 40% rispetto agli standard tradizionali.

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“Attenzione a non ripetere l’errore della fibra ottica”

Accanto all’entusiasmo, non mancano i segnali d’allarme. “L’espansione dei data center rappresenta un’opportunità straordinaria, ma va gestita con equilibrio”, afferma Giulia Scerrato, Principal di Bcg. Se la capacità cresce più velocemente della domanda reale, il rischio di una nuova bolla digitale è concreto, come già accaduto con la fibra ottica nei primi anni Duemila.

Uno dei fenomeni più critici evidenziati dallo studio riguarda la cosiddetta “saturazione virtuale”: molte richieste di connessione non si traducono in costruzioni reali, ma servono solo a bloccare capacità di rete “sulla carta”. Un comportamento speculativo che potrebbe generare impianti sovradimensionati, costruiti troppo in anticipo rispetto alla domanda effettiva.

Boston Consulting Group invita a fare sistema, integrando competenze industriali, piani energetici e politiche pubbliche. “Lo sviluppo dei data center non può procedere in modo disordinato: servono regole chiare, pianificazione coordinata e una visione di lungo periodo”, conclude Scerrato. Solo così, l’Italia potrà consolidarsi come hub digitale europeo, evitando derive speculative.

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