Meta-Amd, alleanza da 100 miliardi sull’AI

Fornitura quinquennale di chip e opzione fino al 10% del capitale: sei gigawatt per i data center del Gruppo di Zuckerberg

Meta-Amd, alleanza da 100 miliardi sull’AI

Nella corsa globale all’intelligenza artificiale prende forma una nuova alleanza tra giganti tecnologici. Meta e Amd hanno siglato un’intesa quinquennale che può arrivare a valere 100 miliardi di dollari, rafforzando il fronte alternativo al predominio di Nvidia nei chip per l’AI.

L’accordo prevede che Meta acquisisca 6 gigawatt di processori realizzati su misura per i propri data center, una potenza pari ai consumi di 5 milioni di famiglie. Parallelamente, man mano che le consegne verranno effettuate, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg potrà arrivare a detenere fino al 10% del capitale di Amd.

Un’intesa da 100 miliardi per l’infrastruttura AI

Il valore complessivo dell’operazione deriva dalla combinazione tra forniture hardware e incentivi azionari. In cinque anni Amd garantirà capacità di calcolo su larga scala, elemento centrale per sostenere lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale nei servizi del gruppo di Menlo Park.

La nuova piattaforma MI450 rappresenta il punto di partenza della collaborazione. Meta ha contribuito alla sua progettazione, con un’ottimizzazione specifica per l’“inference”, la fase in cui i modelli rispondono alle richieste degli utenti. L’intesa comprende anche Cpu personalizzate ad alte prestazioni e a consumi energetici contenuti, oltre a due generazioni di processori centrali.

Il meccanismo finanziario ricalca i cosiddetti accordi “circolari”, già utilizzati nel settore: in cambio della maxi-commessa, Meta ottiene opzioni che le consentono di consolidare una partecipazione rilevante nel fornitore strategico.

Una nuova sfida a Nvidia

L’annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati. Il titolo Amd è salito di oltre il 10% nelle prime fasi di contrattazione, dopo aver chiuso la seduta precedente a 196,6 dollari, per poi ridimensionare i guadagni pur restando sopra il 6%.

L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di diversificazione delle forniture di chip rispetto a Nvidia, oggi dominatrice del mercato. Per le grandi aziende tecnologiche assicurarsi capacità produttiva è diventato un fattore competitivo cruciale, in un contesto in cui la domanda di potenza di calcolo continua a superare l’offerta.

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