Mercosur, perché Italia e Francia frenano l’accordo Ue

Il trattato commerciale tra Unione Europea e paesi del Mercosur rischia di slittare: Roma e Parigi chiedono un rinvio per tutelare l’agricoltura

Mercosur, perché Italia e Francia frenano l’accordo Ue

Il tanto atteso accordo di libero scambio tra Unione Europea (Ue) e Mercosur potrebbe non vedere la luce entro fine anno. Nonostante 25 anni di negoziati, il trattato è ora ostacolato dalle resistenze di Italia e Francia, che hanno chiesto un rinvio della firma, inizialmente prevista per il 20 dicembre in Brasile. Le perplessità di Roma e Parigi sono condivise da Polonia e Austria, mentre Germania, Spagna e i Paesi nordici restano favorevoli all’intesa.

La Commissione Europea considera l’accordo uno strumento strategico per diversificare i mercati, in risposta sia alla concorrenza cinese che ai dazi statunitensi. Il trattato – come abbiamo approfondito anche su Business People di dicembre – aprirebbe l’accesso a un’area di libero scambio che rappresenta il 20% del Pil mondiale, con 700 milioni di consumatori e proiezioni di crescita positive per tutti i Paesi membri del Mercosur.

Perché Italia e Francia frenano? Il cuore della questione è il timore di un impatto negativo per il settore agricolo. L’arrivo di prodotti sudamericani a basso costo, come carne bovina e pollame, alimenta le preoccupazioni di organizzazioni agricole e sindacati, che denunciano il rischio di concorrenza sleale e una compressione dei prezzi interni. Parigi giudica insufficienti le clausole di salvaguardia, mentre Roma è spaccata tra industria favorevole e agricoltura ostile.

A Strasburgo, il Parlamento europeo si prepara a votare un pacchetto di misure di protezione per gli agricoltori: il ripristino dei dazi scatterebbe automaticamente se le importazioni sensibili superano del 5% la media degli ultimi tre anni, una soglia più restrittiva rispetto al 10% iniziale.

Ma la vera partita si gioca a Bruxelles, dove il Consiglio Ue deve approvare l’accordo a maggioranza qualificata. La Francia, alle prese anche con una nuova emergenza legata alla dermatosi nodulare negli allevamenti, ha chiesto ufficialmente un rinvio. L’Italia, secondo quanto riportato da Reuters, sarebbe favorevole a una breve proroga, anche se il governo non avrebbe ancora preso una decisione definitiva.

Nel frattempo, si moltiplicano le manifestazioni degli agricoltori, contrari sia all’accordo con il Mercosur che alla riforma della Politica agricola comune. Oltre 40 associazioni sono attese in piazza questa settimana, proprio mentre Bruxelles dovrebbe dare il via libera al trattato.

I punti critici dell’intesa Mercosur

Le ragioni dello stop di Italia e Francia sono legate a doppio filo alla difesa dell’agricoltura europea. Le organizzazioni agricole, in particolare, temono che l’apertura del mercato a carne e zucchero sudamericani possa destabilizzare comparti già in difficoltà. Secondo Coldiretti, le attuali clausole di salvaguardia non sarebbero automatiche e rischiano di attivarsi troppo tardi, quando i danni per le imprese sarebbero ormai irreparabili.

Eppure, l’accordo offre prospettive economiche rilevanti: si stima un risparmio di 4 miliardi di euro l’anno in dazi per le imprese europee e un incremento del 39% dell’export UE verso l’America Latina. Per l’Italia, già secondo fornitore dell’area Mercosur, i benefici attesi riguardano soprattutto i settori meccanico, farmaceutico e siderurgico.

Un rinvio della firma consentirebbe di evitare sovrapposizioni con le proteste e di rafforzare le misure compensative. Anche per questo, il Parlamento europeo voterà oggi una prima lettura su misure di protezione per gli agricoltori, che potrebbero diventare l’occasione per diluire i tempi della ratifica.

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