Il 2025 segna una fase di passaggio per il sistema moda globale: dopo la spinta post-pandemica, il settore entra in una nuova normalità fatta di crescita contenuta e dinamiche divergenti tra segmenti. È quanto emerge dal Report sulle multinazionali della moda 2026 dell’Area Studi Mediobanca, che analizza le principali dinamiche del settore a livello globale. Nel complesso, le 75 maggiori multinazionali del fashion hanno generato 541 miliardi di euro di ricavi, in aumento dello 0,9% sul 2024 e del 32,7% rispetto ai livelli pre-Covid.
A trainare il mercato è soprattutto lo sportswear, mentre il lusso rallenta e il lifestyle mostra una maggiore tenuta: un equilibrio che ridefinisce le gerarchie interne al settore.
La classifica dei ricavi: Lvmh resta leader
Nel 2025 si conferma al vertice Lvmh con 80,8 miliardi di euro di fatturato, davanti a Inditex (39,9 miliardi) e Nike (39,4 miliardi). Seguono Adidas (24,8 miliardi), H&M (21,1 miliardi) e Fast Retailing (18,5 miliardi).
Tra gli italiani, il primo Gruppo è Prada con 5,7 miliardi, solo 21esimo a livello globale, a conferma di una struttura industriale più frammentata rispetto ai grandi conglomerati internazionali. Il Gruppo di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli è seguito a distanza da Oniverse (3,7 mld; 37esima posizione), Moncler (3,1 mld; 42°) e Giorgio Armani (2,3 mld al 2024; 54°).
Cresce lo sportswear, rallenta il lusso
L’analisi per comparti evidenzia chiaramente le diverse velocità del settore. Nel periodo 2019-2025 lo sportswear è il segmento più dinamico, con una crescita dei ricavi del 43,5%, trainata dalla domanda legata a sport e benessere.
Il lusso, pur restando centrale, mostra un andamento più volatile e chiude il 2025 con un +36,2%, sotto i picchi del 2023. Il lifestyle cresce in modo più contenuto (+23,1%), ma si dimostra il segmento più stabile.
Chi registra la migliore redditività
Dopo i livelli record del post-pandemia, la redditività è in calo ma resta elevata: nel 2025 l’ebit margin medio si attesta al 14,1%, ancora superiore ai livelli pre-Covid di 90 punti base.
Il 2026 si è aperto con una fase di transizione strutturale: la crescita sarà sempre più legata alla capacità dei brand di rafforzare la relazione con il cliente, mentre i primi dati indicano ricavi in linea con il 2025.
In parallelo, accelera il consolidamento del settore. Tra le principali operazioni si segnalano Prada/Versace, Gildan/HanesBrands e Anta Sports/Puma, che riflettono la necessità di aumentare scala e portafoglio marchi.
Il confronto tra Francia e Italia
Il confronto tra Francia e Italia evidenzia una differenza strutturale profonda. L’Italia è il Paese con più Gruppi tra i big europei (14), ma si ferma al 9% dei ricavi aggregati, mentre la Francia domina con il 39%.
La distanza emerge soprattutto nella dimensione media: 25,8 miliardi di euro per i Gruppi francesi contro 2,1 miliardi per quelli italiani, con un vantaggio anche nella redditività (21% vs 11,5%).
Se la dimensione resta il principale punto di forza dei Gruppi francesi, le aziende italiane mostrano però una maggiore spinta industriale. Il tasso di investimento è pari all’8,1% dei ricavi, contro il 4,7% dei competitor transalpini. Un dato che evidenzia un modello meno finanziarizzato e più orientato alla crescita nel medio-lungo periodo, nonostante il gap dimensionale.
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Un'immagine dalla sfilata Womens SS26 di Prada




