Medio Oriente, paura energia: bruciati 314 miliardi in Borsa

Medio Oriente, paura energia: bruciati 314 miliardi in BorsaI mercati hanno registrato forti ribassi in tutto il mondo dopo gli attacchi del fine settimana di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con il petrolio in rialzo e il Dow Jones statunitense in calo di oltre 500 punti subito dopo l’apertura© Photo by Spencer Platt/Getty Images

L’escalation in Medio Oriente ha riportato i mercati alla modalità risk off: vendite sui listini europei, rally dell’energia e corsa ai beni rifugio. In poche ore, le Borse del Vecchio Continente hanno bruciato 314 miliardi di euro di capitalizzazione, con chiusure intorno al -2%. Lunedì 2marzo Milano Piazza Affari ha ceduto l’1,97%, peggio Madrid (-2,62%), Francoforte (-2,42%) e Parigi (-2,17%), mentre Londra ha limitato le perdite al -1,2%.

Il catalizzatore è doppio: da un lato l’impennata di petrolio e gas, dall’altro la paura per la sicurezza delle rotte energetiche, con lo Stretto di Hormuz al centro delle preoccupazioni.

Medio Oriente, paura energia: gas e petrolio spingono la volatilità

Sul petrolio la seduta ha visto un forte strappo: il greggio è salito di oltre l’8% per poi rientrare parzialmente. Il Wti si è attestato a 71 dollari (+5,5%) e il Brent a 78 dollari (+6,2%), mentre nell’altro articolo viene segnalato un avvicinamento agli 80 dollari prima di ripiegare a 77.

Ancora più brusca la reazione del gas, alimentata dai timori di interruzioni: ad Amsterdam i futures hanno segnato rialzi intraday intorno al 40%, con picchi a 48 euro/MWh e variazioni vicine al +50% rispetto ai livelli pre-crisi. Nell’altro articolo, il Ttf è indicato in rialzo del 36% a 43,5 euro/MWh, dopo aver sfiorato in giornata i 45 euro.

Gnl e forniture: Qatar, Hormuz e i rischi per l’Europa

Qui emerge la fragilità europea, più esposta all’aumento dei prezzi energetici. La tensione si concentra sul Gnl, un mercato con pochi grandi produttori. Tra questi c’è il Qatar, che risulta secondo fornitore di Gnl dell’Italia con il 33% (dopo gli Usa al 47%, su dati Snam relativi al 2025) e quarto per l’Europa con il 6% (dati Eurostat sul terzo trimestre 2025).

Nello stesso quadro, viene segnalato che QatarEnergy ha annunciato lo stop alla produzione dopo un attacco ai siti operativi di Ras Laffan. In Italia Edison è indicata come il maggiore importatore di Gnl dal Qatar, con un contratto di lungo termine da 6,4 miliardi di metri cubi l’anno, pari al 10% del consumo nazionale.

Secondo il quotidiano Corriere della Sera, lo Stretto di Hormuz risulta di fatto chiuso da Teheran, che lo userebbe come leva geopolitica, e vengono citati attacchi a due petroliere. Nello stesso testo si aggiunge che i carichi di Edison potrebbero coprire le consegne del mese, mentre Eni nell’emirato avrebbe un contratto da 1,5 miliardi di metri cubi l’anno, non ancora operativo. Se i flussi da Qatar e dagli altri Paesi del Golfo si riducessero, la disponibilità spot globale calerebbe e l’Europa sarebbe costretta a competere con l’Asia, con effetti sui prezzi.

Banche e industria giù, corrono energia e difesa

L’ondata di vendite ha colpito soprattutto banche, industriali (con l’auto in prima fila) e lusso, mentre i comparti di viaggi e tempo libero hanno sofferto per il caos dei trasporti e la cancellazione di centinaia di voli. In controtendenza, i titoli legati a energia e difesa hanno beneficiato del nuovo scenario: Eni è avanzata del 3,35%, Italgas di oltre l’1% e Leonardo ha chiuso a +2,68%.

La ricerca di protezione ha rimesso al centro l’oro, salito in mattinata di oltre il 3,5% fino a 5.426 dollari, per poi ritracciare a 5.320 in serata. Sul mercato italiano, il Btp decennale ha chiuso con un rendimento al 3,35% (dal 3,280% di venerdì) e lo spread con la Germania è salito a 64 punti base.

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