Made in Italy, club dei miliardari: 22 aziende oltre i 4 miliardi di ricavi

EssilorLuxottica firma il miglior trimestre della sua storia© Shutterstock

Il capitalismo italiano continua a dimostrare solidità e capacità di crescita. Secondo un’analisi realizzata da Kpmg per Il Corriere della Sera, sono 22 le aziende private italiane che hanno superato la soglia dei 4 miliardi di euro di fatturato, confermandosi protagoniste del Made in Italy sui mercati internazionali. Se si considerano anche imprese pubbliche, banche e grande distribuzione, il numero sale a 40 società, con un giro d’affari complessivo di 688 miliardi di euro calcolato sui ricavi del 2024.

Tra i grandi campioni dell’economia italiana spiccano EssilorLuxottica con 26,5 miliardi di ricavi, Ferrero con 19,3 miliardi, Webuild con 11 miliardi, Marcegaglia con 7,1 miliardi, Cremonini e Arvedi con 5,7 miliardi ciascuna). In cima alla classifica rimane Stellantis, con un fatturato di oltre 156 miliardi di euro.

Tutti i dati della ricerca

La fotografia scattata da Kpmg evidenzia una caratteristica distintiva del tessuto imprenditoriale Made in Italy. La prevalenza delle imprese familiari. La maggior parte delle aziende del cosiddetto “club dei miliardari” è infatti ancora controllata dalle famiglie fondatrici, un modello che ha favorito strategie di lungo periodo e una forte vocazione internazionale. Tuttavia, resta limitata l’apertura al mercato dei capitali. Soltanto tre società private sopra i 4 miliardi – Prysmian, Pirelli ed Esprinet – sono quotate in Borsa.

Accanto ai grandi gruppi emerge anche una nuova generazione di aziende pronte al salto dimensionale. Sono 35 le imprese con ricavi compresi tra 2 e 4 miliardi di euro, per un fatturato aggregato di circa 98 miliardi. Tra queste figurano Brembo, Oniverse (ex Calzedonia), De’ Longhi, Chiesi, Lavazza, Moncler, Amplifon, Ariston, Giorgio Armani e Reply, realtà che puntano a rafforzare la propria presenza internazionale anche attraverso acquisizioni.

Raggiungere la soglia dei 4 miliardi significa acquisire una massa critica sufficiente per competere su scala europea e globale, investire in innovazione e affrontare con maggiore resilienza le sfide legate ai mercati, all’energia e alla geopolitica.

Permangono però alcune debolezze strutturali. Il mercato azionario italiano continua ad attirare poche aziende, mentre il settore tecnologico fatica ancora a esprimere campioni di livello mondiale. Una sfida che, secondo gli esperti, sarà decisiva per il futuro della competitività del Made in Italy, chiamato a coniugare tradizione manifatturiera, innovazione e crescita dimensionale.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata