Nel decennio 2015-2024, le imprese del cosiddetto IV Capitalismo – ovvero le medie aziende manifatturiere a controllo familiare, spesso poco visibili ma ad altissime prestazioni – si sono affermate come uno dei pilastri dell’economia italiana. A certificarlo è lo studio Dati Cumulativi di 1905 Società Italiane pubblicata dall’Area Studi Mediobanca, che ha analizzato i bilanci di 1.905 società italiane industriali e terziarie di media e grande dimensione.
In un contesto segnato da crisi sanitarie, turbolenze geopolitiche e inflazione, queste aziende di fascia intermedia hanno dimostrato una resilienza superiore alla media, distinguendosi per tre fattori chiave: occupazione, redditività e creazione di valore.
Dove crescono occupazione e margini, lontano dai riflettori
Secondo lo studio, Dal 2015 al 2024 l’occupazione complessiva tra le imprese analizzate è cresciuta del 9,5%, ma le medie aziende familiari si sono spinte molto oltre. Le imprese di medie dimensioni hanno registrato un incremento del 17,9%, quelle medio-grandi del 16,6%. Si tratta di numeri che confermano il ruolo di queste realtà come motore occupazionale silenzioso, spesso radicato in territori periferici ma strategici.
La redditività è un altro punto di forza. Nel 2024 l’Ebit margin delle medie imprese manifatturiere si è attestato al 6,6%, in linea con i massimi del decennio. Anche nei momenti più difficili, come il 2020, i margini operativi di queste aziende si sono mantenuti più alti della media generale, dimostrando una solida capacità di tenuta.
La resilienza emerge anche di fronte a shock esogeni come i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, passati dal 3% al 15%. Secondo Mediobanca, l’impatto atteso sul margine operativo per il 2024 è di appena -0,2 punti percentuali, segno di una filiera flessibile capace di redistribuire i costi senza scaricarli interamente sulla produzione.
Più valore creato, più valore possibile da redistribuire
Uno dei dati più rilevanti riguarda la capacità di generare valore per addetto. Le medie imprese italiane si collocano ai vertici della classifica, con +10.500 euro l’anno per lavoratore, cifra che sale a +11.300 euro nelle medio-grandi. La media generale si ferma a +7.600 euro, mentre quella delle aziende private è di +4.600 euro.
Anche sul fronte della redistribuzione del valore, queste realtà si dimostrano più equilibrate rispetto ad altri segmenti. Con un aumento di circa +4.600 euro per dipendente nel costo del lavoro, avrebbero potuto annullare gli effetti dell’inflazione decennale sul potere d’acquisto, senza compromettere i margini. Inoltre, spesso offrono benefici non monetari – come la stabilità del posto di lavoro – e operano in aree dove il costo della vita è inferiore alla media nazionale.
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Un’Italia che funziona, ma resta ai margini del dibattito
Le medie imprese manifatturiere ad alte performance rappresentano una delle risorse più strategiche del sistema economico italiano. Il loro contributo è evidente anche nei risultati del made in Italy, che dal 2015 al 2024 ha fatto segnare un aumento del 52,6% del fatturato e del 59,6% dell’export.
Queste imprese sono spesso poco rappresentate nel dibattito pubblico, ma costituiscono una colonna vertebrale vitale per la competitività del Paese.
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