La cessione di Armani si complica: L’Oréal resta l’unico vero pretendente

John Hooks© Photo by Jeremy Moeller/Getty Images

La prospettiva di una cessione del gruppo Giorgio Armani – storico baluardo del Made in Italy della moda – sta incontrando ostacoli inediti nell’attuazione delle volontà testamentarie del fondatore, scomparso nel settembre 2025. Il dossier di vendita non ha ancora generato offerte concrete, nonostante l’interesse di grandi gruppi del lusso.

Gran parte della complessità nasce dalle rigide clausole del testamento di Giorgio Armani. La Fondazione Armani infatti può cedere, entro 12-18 mesi dall’apertura della successione, una quota iniziale pari al 15% del capitale della società, con possibilità di incrementarla fino al 54,9% tra il terzo e il quinto anno, ma non al di sotto del 30% del totale.

Il ruolo di L’Oréal nella cessione di Armani

In questo quadro, L’Oréal emerge come l’unico offerente ad aver dichiarato ufficialmente l’intenzione di analizzare il dossier per un possibile investimento. Secondo Business of Fashion, la partnership industriale con L’Oréal genera a oggi un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro. Merito delle licenze di Armani Beauty, che rappresenta un asset strategico nel segmento della bellezza, meno volatile rispetto alla moda pura.

Un altro possibile interlocutore rimane EssilorLuxottica, un gruppo con solidi legami storici grazie all’accordo sulle licenze eyewear. Tuttavia, i suoi piani di espansione fuori dal core eyewear restano meno definiti – nonostante l’acquisizione di Supreme nel 2024 – e quindi un’offerta concreta non è all’orizzonte.

Lvmh e i vertici Armani

Per Lvmh, nonostante in passato abbia acquisito marchi italiani e nonostante la preferenza indicata dal testamento, sempre stando a quanto scrive Business of Fashion, il focus attuale sarebbe più orientato su segmenti ad alto margine come pelletteria e accessori, piuttosto che sull’abbigliamento, settore dove Armani storicamente eccelle ma che presenta margini operativi inferiori rispetto alle principali divisioni di Arnault.

Secondo una voce citata da The Economist, all’interno del Consiglio di amministrazione di Armani si starebbe profilando una spaccatura, con alcuni dirigenti favorevoli a rispettare rigorosamente le volontà di Re Giorgio e altri più orientati a posticipare la decisione in attesa di un risanamento dei conti. La valutazione attuale del gruppo oscillerebbe tra 4 e 7 miliardi di euro, una forchetta influenzata dalla performance operativa del 2025 e dalla resilienza delle licenze di prodotto.

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