La Bce alza i tassi al 2,50%: preoccupazione per inflazione e guerra in Medio Oriente

La Bce alza i tassi al 2,50%: preoccupazione per inflazione e guerra in Medio Oriente

La Bce alza nuovamente i tassi di interesse. Il Consiglio direttivo ha deciso un incremento di 25 punti base, portando il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. Salgono dello stesso ammontare anche il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali, al 2,65%, e quello sui prestiti marginali, al 2,90%. È la seconda stretta monetaria dell’anno.

La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per l’economia europea. A spingere la Banca centrale europea verso una politica monetaria più restrittiva è soprattutto il nuovo aumento delle pressioni inflazionistiche legate all’energia. Il conflitto in Medio Oriente ha infatti contribuito a far salire il prezzo del petrolio e del gas, aumentando i costi per famiglie e imprese e alimentando il rischio che l’inflazione rimanga elevata più a lungo.

L’inflazione dell’area euro ha raggiunto il 3,3% ad agosto, ben oltre l’obiettivo del 2% fissato dalla Bce, che ha deciso di alzare i tassi di interesse. Secondo le nuove proiezioni dell’istituto, l’inflazione dovrebbe attestarsi mediamente al 3% nel 2026 e al 2,5% nel 2027, per poi avvicinarsi ulteriormente al target nel 2028.

Tassi più elevati renderanno più costosi mutui, prestiti e finanziamenti, con possibili effetti negativi sulla domanda e sugli investimenti. D’altra parte, la Bce considera l’economia dell’Eurozona sufficientemente resiliente per assorbire condizioni finanziarie più rigide. La previsione di crescita del Pil per il 2026 è stata infatti leggermente rivista al rialzo allo 0,9%.

Le parole di Christine Lagarde

La presidente Christine Lagarde ha sottolineato l’elevata incertezza dello scenario in Europa. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta un rischio al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita, rendendo particolarmente difficile prevedere l’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi. Per questo la Bce non ha indicato un percorso prestabilito per i prossimi mesi. Come in passato, le future decisioni saranno prese riunione dopo riunione, sulla base dei nuovi dati sull’inflazione, sull’economia e sulla trasmissione della politica monetaria.

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