La Bce torna ad alzare il costo del denaro dopo quasi tre anni: al termine della riunione del Consiglio direttivo dell’11 giugno, l’istituto di Francoforte ha deciso un incremento di 25 punti base dei tassi di interesse, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Contestualmente, il tasso sulle operazioni principali di rifinanziamento sale al 2,40%, mentre quello sui prestiti marginali raggiunge il 2,65%. Le nuove condizioni entreranno in vigore dal 17 giugno 2026.
Si tratta della prima stretta monetaria dal 2023 e segna un cambio di rotta rispetto alla lunga fase di stabilità dei tassi che aveva caratterizzato l’ultimo anno. La decisione era stata ampiamente anticipata dai mercati e dagli analisti, che nelle settimane precedenti avevano evidenziato il ritorno di pressioni inflazionistiche nell’Eurozona.
Perché la Bce alza i tassi d’interesse
Alla base della scelta della Bce vi è soprattutto la ripresa dell’inflazione, alimentata dall’aumento dei prezzi energetici e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Secondo le ultime stime, l’inflazione nell’area Euro è tornata sopra il target del 2%, raggiungendo il 3,2% a maggio, mentre il dato core si è attestata intorno al 2,5%.
La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, aveva già lasciato intendere nelle settimane precedenti che l’istituto avrebbe valutato attentamente i nuovi dati macroeconomici prima di assumere decisioni sulla politica monetaria. L’aumento dei tassi viene ora considerato necessario per riportare l’inflazione verso l’obiettivo di medio termine del 2% e preservare la stabilità dei prezzi nell’Eurozona.
Gli effetti su famiglie e imprese
Per le famiglie e le imprese, la decisione si tradurrà in un probabile aumento del costo del credito. I mutui a tasso variabile e i finanziamenti indicizzati ai tassi di mercato potrebbero registrare rincari nei prossimi mesi, mentre l’Euribor aveva già iniziato a incorporare le aspettative di rialzo. Secondo le prime stime, un aumento di 25 punti base può incidere sulle rate dei mutui variabili con un aggravio che dipende dall’importo finanziato e dalla durata residua del prestito.
Gli operatori finanziari guardano ora alle prossime riunioni della Bce per capire se quella di giugno rappresenti un intervento isolato o l’inizio di una nuova fase di graduali rialzi dei tassi. Alcuni analisti ritengono infatti possibile un ulteriore aumento entro la fine dell’anno qualora le pressioni inflazionistiche dovessero persistere.
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