Italia e Francia rafforzano la collaborazione per proteggere e valorizzare la filiera della moda di alta gamma, rappresentata fra gli altri da Kering. Al centro del confronto tra i due Paesi c’è la necessità di contrastare gli effetti della fast fashion, migliorare la tracciabilità delle produzioni e garantire condizioni di lavoro sempre più trasparenti e sostenibili lungo tutta la catena del valore.
Il tema è stato affrontato durante la missione a Parigi del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha incontrato i vertici dei principali gruppi del lusso mondiali, tra cui Lvmh e Kering. L’obiettivo è costruire un vero e proprio “patto di sistema” tra Roma e Parigi per rafforzare una filiera produttiva che rappresenta uno degli asset strategici dell’economia europea.
Il ruolo dell’Italia nella trasformazione
Secondo Urso, il nostro Paese è diventato la principale piattaforma produttiva del lusso mondiale. Un ruolo confermato dai numeri: circa l’80% della filiera di fornitura sia di Lvmh sia di Kering si trova nel nostro Paese. Il fatto che l’asse coinvolga proprio Italia e Francia non è un caso. Quella nostrana è una rete composta da migliaia di aziende specializzate, laboratori artigianali e piccole e medie imprese che rappresentano il cuore del Made in Italy.
Durante l’incontro, Bernard Arnault, presidente e amministratore delegato di Lvmh, ha ribadito l’importanza strategica dell’Italia per il gruppo. Il colosso del lusso impiega nel Paese quasi 20 mila lavoratori e negli ultimi cinque anni ha investito mediamente circa 500 milioni di euro all’anno. Una politica di investimenti che, secondo l’a.d., proseguirà anche nei prossimi anni.
Kering e l’interesse per il Made in Italy
Anche Kering guarda con interesse al mercato italiano. L’amministratore delegato Luca de Meo ha manifestato la volontà di sostenere nuovi progetti industriali per consolidare la filiera produttiva, contrastare le forme di illegalità e migliorare la qualità del lavoro. Non a caso, i marchi italiani rappresentano oltre il 60% del fatturato del gruppo.
L’alleanza tra Italia e Francia arriva in un momento delicato per il settore della moda, alle prese con il rallentamento della domanda globale e con la crescente concorrenza dei modelli ultra-fast fashion. Investimenti, legalità e valorizzazione delle competenze artigianali diventano così le leve principali per garantire competitività e sostenibilità a uno dei comparti più importanti dell’economia europea.
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