Nel panorama economico europeo, l’Italia si conferma il fanalino di coda della crescita. Secondo le previsioni d’autunno della Commissione Ue, il Pil italiano aumenterà solo dello 0,4% nel 2025, per poi salire allo 0,8% sia nel 2026 che nel 2027. Una crescita cumulata del 2% nel triennio, la più bassa di tutta l’Unione Europea.
La distanza con gli altri grandi Paesi è netta. La Germania, pur rallentata, farà meglio con una crescita di +0,2% nel 2025 e +1,2% sia nel 2026 che nel 2027 (+2,6% cumulato). La Francia seguirà con +0,7%, +0,9% e +1,1% (+2,7%). Meglio ancora l’intera Eurozona, stimata a +1,3%, +1,2% e +1,4% (+3,9%).
Spagna: +7,4% in tre anni
La vera locomotiva della crescita tra le grandi economie è la Spagna, con una crescita del 2,9% nel 2025, 2,3% nel 2026 e 2% nel 2027, per un totale del +7,4%. Un risultato che la colloca davanti a Francia, Germania e Italia, ma dietro a Paesi più piccoli come Irlanda (+13,8%) e Malta (+11,3%).
Secondo un’analisi de Il Sole 24 Ore, questo risultato è frutto di una strategia efficace: la Spagna ha saputo utilizzare con tempestività i fondi del Next Generation EU, investendoli in digitalizzazione, energia e infrastrutture. Ha potuto contare su una PA più efficiente, costi energetici inferiori, una buona politica di immigrazione programmata e una maggiore attrattività per gli investimenti esteri.
Perché l’Italia resta indietro
Nel nostro Paese, invece, gli effetti del Pnrr sono stati più limitati. Secondo Carlo Cottarelli, intervistato da La Stampa, il piano non ha inciso sulla capacità produttiva. Le debolezze strutturali – burocrazia lenta, giustizia civile inefficiente, pressione fiscale troppo alta e costo dell’energia elevato – restano in gran parte irrisolte.
Il confronto con la Spagna è impietoso: la loro pubblica amministrazione funziona meglio, la pressione fiscale è più bassa di sei punti e la riforma del mercato del lavoro ha dato risultati visibili. Inoltre, la presenza di fonti energetiche più competitive e un sistema giudiziario più rapido completano il quadro.
Sul piano dei conti pubblici, l’Italia resta sotto osservazione. Il deficit nel 2024 è previsto al 3%, soglia decisiva per l’uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo. Ma il debito pubblico continua a pesare: secondo la Commissione, il rapporto debito/Pil salirà al 137,9% nel 2026 e solo nel 2027 scenderà lievemente al 137,2%.
© Riproduzione riservata
© European Commission




