L’Italia migliora sul fronte dell’attrattività internazionale, ma non abbastanza da tenere il passo con i nuovi poli di crescita globale. È questa la fotografia scattata dal Global Attractiveness Index 2026 di Teha Group, che prende in esame 146 economie. Il nostro Paese conferma il 17° posto, ma porta il proprio punteggio da 60,8 a 62,1. Dal 2022 l’Italia ha recuperato cinque posizioni e, negli ultimi tre anni, ha guadagnato 7,3 punti.
Il miglioramento italiano si inserisce però in una competizione internazionale sempre più dinamica. Gli Stati Uniti mantengono il primo posto con 100 punti, mentre la Cina accorcia le distanze, passando da 89,8 a 93,1. Singapore supera la Germania e sale sul podio, mentre l’India guadagna quattro posizioni e raggiunge l’Irlanda al 15° posto. L’Italia recupera terreno nei confronti di Germania, Francia e Regno Unito, ma perde competitività rispetto a Cina, India, Singapore, Corea del Sud e Hong Kong.
Punti di forza e criticità dell’Italia
A pesare è soprattutto la capacità di trasformare la competitività delle imprese in capacità di attrarre capitali. L’Italia può contare su punti di forza importanti in termini di attrattività: è ottava nell’innovazione e quarta per diversificazione geografica dell’export. Nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto il record di 643 miliardi di euro, crescendo del 3,3%, mentre quelle verso gli Stati Uniti sono aumentate del 7%. Anche l’occupazione ha superato quota 24,3 milioni, segnando un massimo storico.
Il problema emerge guardando agli investimenti diretti esteri: nel 2025 i flussi in ingresso sono diminuiti del 27%. Il calo non riguarda soltanto l’Italia, ma anche la Francia, che scende di 36 punti percentuali, e la Spagna, che si attesta a -29%. Intanto la Germania ha registrato un aumento del 24%. Un’altra criticità riguarda produttività e capitale umano. Nonostante l’aumento degli occupati, la produttività totale dei fattori è arretrata e l’Italia è scesa al 62° posto nell’efficienza. Nel frattempo, il mismatch professionale si è aggravato. Nel 2025 il 47% delle assunzioni programmate risultava difficile da realizzare, contro il 26% del 2019.
Il dato più preoccupante resta però quello relativo all’orientamento al futuro. L’Italia occupa il 76° posto e, nel G7, è ultima, a 14,1 punti dalla media. Demografia, competenze e prospettive di crescita rappresentano dunque le principali sfide da affrontare. Tra le priorità indicate da Teha figurano il rafforzamento delle competenze, la semplificazione, le infrastrutture digitali, la diversificazione commerciale e una politica industriale più selettiva.
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