L’inflazione in Italia nel 2026 potrebbe attestarsi in un intervallo compreso tra l’1,8% e il 2,2%. È quanto emerge dalle ultime proiezioni diffuse dall’Istat, che delineano uno scenario di crescita moderata dei prezzi al consumo, in linea con le aspettative delle imprese e con un quadro macroeconomico ancora incerto.
Secondo i dati diffusi il 17 aprile, l’inflazione acquisita a marzo 2026 è pari all’1,5%, ovvero il livello che si registrerebbe se i prezzi restassero invariati per il resto dell’anno. Tuttavia, ipotizzando un incremento mensile dello 0,1% da aprile a dicembre, il tasso medio annuo salirebbe all’1,8%. In uno scenario leggermente più dinamico, con aumenti dello 0,2% mensile, l’inflazione arriverebbe invece al 2,2%.
I dati Istat sull’inflazione in Italia
Le previsioni dell’Istat sull’inflazione in Italia si inseriscono in un contesto di progressiva risalita dei prezzi già osservata nei primi mesi dell’anno. A marzo 2026, infatti, il dato tendenziale ha raggiunto l’1,7%, sostenuta soprattutto dall’aumento dei prezzi energetici e degli alimentari. Dopo un avvio d’anno relativamente contenuto, con valori intorno all’1%, la dinamica inflattiva ha mostrato segnali di accelerazione.
Nonostante ciò, il quadro resta sotto controllo rispetto ai picchi degli anni precedenti. L’inflazione, intesa come aumento generalizzato dei prezzi che riduce il potere d’acquisto, continua a mantenersi su livelli compatibili con l’obiettivo di stabilità fissato in area euro, vicino ma inferiore al 2%.
Le stime dell’istituto risultano inoltre coerenti con quelle di altre istituzioni. La Banca d’Italia, per esempio, prevede un’inflazione media del 2,6% nel 2026, spinta in particolare dai rincari energetici, mentre Moody’s indica un valore intorno al 2,1% .
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