Istat, Manovra 2026: l’85% delle risorse del taglio Irpef alle fasce alte

Istat, Manovra 2026: l’85% delle risorse del taglio Irpef alle fasce alte© Shutterstock

Secondo quanto emerge da un’indagine Istat in merito alla Manovra 2026, il taglio dell’Irpef andrebbe a beneficio principalmente delle famiglie più ricche. A dirlo è Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istituto, specificando che “coinvolgerebbe poco più di 14 milioni di contribuenti, con un beneficio annuo pari in media a circa 230 euro. Le famiglie beneficiarie sarebbero circa 11 milioni (44% delle famiglie residenti) e il beneficio medio di circa 276 euro (in ogni famiglia ci può essere più di un contribuente)”.

Le famiglie sono state suddivise in cinque gruppi, in base al reddito disponibile, ed emerge come “oltre l’85% delle risorse siano destinate alle famiglie dei quinti più ricchi della distribuzione del reddito: sono infatti interessate dalla misura oltre il 90% delle famiglie del quinto più ricco e oltre due terzi di quelle del penultimo quinto – ha spiegato Chelli – Il guadagno medio va dai 102 euro per le famiglie del primo quinto ai 411 delle famiglie dell’ultimo. Per tutte le classi di reddito il beneficio comporta una variazione inferiore all’1% sul reddito familiare”.

Il bonus mamme nella Legge di Bilancio

Secondo i dati Istat sulla Manovra 2026, il bonus mamme sarà a favore di circa 865 mila lavoratrici, con un reddito da lavoro non superiore a 40 mila euro. “Assumendo un tasso di adesione pari al 100% – ha spiegato Chelli – il beneficio medio annuo individuale sarà di quasi 660 euro (60 euro mensili moltiplicati per il numero di mesi lavorati) per un costo totale di circa 570 milioni”.

Sanità in Italia, dati allarmanti

Il 10% degli italiani rinuncia a curarsi a causa delle liste d’attesa troppo lunghe. “Si tratta di 5,8 milioni di individui, a fronte di 4,5 milioni nell’anno precedente (7,6%) – ha dichiarato il presidente dell’Istat – La rinuncia a causa delle lunghe liste di attesa costituisce la motivazione principale, indicata dal 6,8% della popolazione, e risulta anche la componente che ha fatto registrare l’aumento maggiore negli ultimi anni: era il 4,5% nel 2023 e il 2,8% nel 2019”, e “la rinuncia in conseguenza delle lunghe liste di attesa è più elevata per le persone adulte di 45-64 anni (8,3%) e tra gli anziani di 65 anni e più (9,1%). Il fenomeno è più diffuso tra le donne (7,7%), sia nelle età centrali (9,4% a 45-64 anni) sia in quelle avanzate (9,2% a 65 anni e più)”.

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