L’AI potrebbe trasformare profondamente l’economia mondiale nei prossimi anni, ma i benefici rischiano di essere distribuiti in modo molto disomogeneo: è il quadro delineato dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che evidenzia le difficoltà dell’Italia nel prepararsi alla diffusione dell’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire alla crescita del Pil globale nel prossimo decennio, ma l’impatto varierà sensibilmente tra Paesi e settori. L’Italia parte da una posizione meno favorevole rispetto a numerose economie europee. Il rapporto indica infatti una preparazione insufficiente sul fronte delle infrastrutture digitali, delle competenze e delle politiche necessarie ad accompagnare la trasformazione tecnologica.
AI, l’Italia sotto la media Ue sulla produttività
Il possibile incremento della produttività italiana viene stimato allo 0,9%, al di sotto dell’1,1-1,2% previsto mediamente nell’Unione europea. Il Fmi, rispetto alla diffusione dell’AI, sottolinea inoltre la necessità di rafforzare il capitale umano. Nel 2026 il Fondo ha evidenziato che l’Italia presenta una quota relativamente bassa di competenze digitali di base e una carenza di lavoratori altamente qualificati, fattori che possono limitare l’adozione efficace delle nuove tecnologie.
Anche il mercato del lavoro sarà coinvolto. Le professioni maggiormente complementari all’intelligenza artificiale, come quelle manageriali e altamente qualificate, potrebbero beneficiare dell’aumento della produttività. Al contrario, le mansioni caratterizzate da una maggiore possibilità di sostituzione attraverso l’automazione risultano più esposte. Per questo il Fmi indica nella formazione e nell’aggiornamento delle competenze strumenti essenziali per accompagnare la transizione.
Un altro elemento riguarda gli investimenti. Il Fondo segnala che l’Italia continua a investire relativamente poco in ricerca e sviluppo e nelle tecnologie digitali rispetto ai principali partner europei. Nel 2023 la spesa italiana in R&S era pari all’1,3% del Pil, contro il 2,2% della media Ue.
L’espansione dell’AI avrà inoltre conseguenze sul sistema energetico, perché i data center richiedono grandi quantità di elettricità. A livello europeo, il Fmi sottolinea quindi l’importanza di potenziare le infrastrutture e integrare maggiormente i mercati dell’energia. Il rapporto evidenzia infine anche possibili rischi per i mercati finanziari. L’utilizzo crescente degli algoritmi potrebbe accelerare i movimenti dei prezzi e amplificare alcuni shock, soprattutto in presenza di cyberattacchi.
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