L’Ue ha presentato ufficialmente l’Industrial Accelerator Act (Iaa), una proposta legislativa ambiziosa pensata per rafforzare l’industria manifatturiera europea attraverso criteri di preferenza per prodotti e tecnologie realizzati nell’Unione. La proposta, che fa parte del più ampio Clean Industrial Deal, mira a invertire decenni di declino della produzione interna e aumentare la resilienza dell’economia comunitaria di fronte alla concorrenza globale.
Il cuore dell’iniziativa è un principio di “Buy European” applicato ad appalti pubblici, incentivi e programmi di sostegno che privilegiano i beni con un significativo contenuto “Made in Europe”. I settori strategici coinvolti includono industrie ad alta intensità energetica come acciaio, alluminio e cemento. Sono inclusi anche la filiera dell’auto, le tecnologie pulite come l’energia solare ed eolica, elettrolizzatori e altri dispositivi legati alla transizione energetica.
Cosa prevede il piano dell’Unione
Secondo le proposte preliminari, supplier pubblici e aziende che beneficiano di risorse pubbliche dovranno rispettare le quote minime di componenti europei. Per esempio, il 70% dei componenti per veicoli elettrici (esclusa la batteria) dovrà essere prodotto nell’Unione europea, e saranno fissati obiettivi analoghi per l’acciaio a basse emissioni e l’alluminio.
L’obiettivo strategico dei vertici Ue, attraverso l’Industrial Accelerator Act, è portare la quota della manifattura al 20% del Pil dell’Unione entro il 2035, contro circa il 14% odierno. Per raggiungere questa ambizione la proposta prevede anche la semplificazione delle procedure di autorizzazione per progetti industriali attraverso un sistema digitale unico, volto ad accelerare gli investimenti.
Tuttavia, l’Iaa non è esente da critiche. Alcuni Stati membri e osservatori temono che requisiti troppo rigidi possano aumentare i costi per le imprese europee e complicare le catene globali del valore. Organizzazioni ambientaliste, come il Center for International Environmental Law, hanno evidenziato il rischio che il piano possa includere tecnologie non pienamente sostenibili dal punto di vista ecologico, indebolendo gli standard ambientali.
Oltre alle dinamiche interne, la proposta rischia di scatenare tensioni commerciali con Paesi terzi, in particolare con la Cina, esclusa da molti criteri di contenuto locale, e con partner come gli Stati Uniti e il Regno Unito, candidati a essere inseriti come “Paesi fidati” per l’accesso alle gare pubbliche.
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