Imprese italiane più virtuose nei pagamenti, ma sempre più fragili

Nel 2025 il 43,4% paga puntualmente e le insolvenze calano del 2%, ma il tessuto imprenditoriale si restringe

Imprese italiane più virtuose nei pagamenti, ma sempre più fragili© Shutterstock

Nel 2026 le imprese italiane si muovono in un equilibrio instabile, tra pagamenti più regolari e una lieve riduzione delle insolvenze, che però non riflette un rafforzamento strutturale del sistema. I segnali di resilienza convivono con elementi di fragilità, in un contesto ancora segnato da tassi elevati, margini compressi e un accesso al credito più selettivo.

Secondo l’ultimo Studio Pagamenti Cribis, aggiornato al quarto trimestre 2025, il 43,4% delle imprese italiane ha rispettato i termini di pagamento, dato stabile rispetto ai mesi precedenti e in miglioramento rispetto al 2024. Ancora più rilevante è il calo dei ritardi gravi oltre i 90 giorni, scesi al 4,1% rispetto al 4,4% dell’anno precedente. Un trend che indica una maggiore attenzione alla gestione della liquidità, come sottolineato da Marco Preti, amministratore delegato di Cribis.

Le imprese puntano sulla gestione del rischio

Il miglioramento nei pagamenti regolari è accompagnato da un’attenzione crescente al rischio credito. Lo evidenzia anche un’analisi di Coface, secondo cui in Italia le insolvenze scenderanno del 2% nel 2026, in controtendenza rispetto al +2,8% previsto a livello globale. Tuttavia, si tratta di un calo congiunturale, non strutturale: è infatti legato principalmente alla riduzione del numero di imprese attive, influenzata dall’andamento demografico e da recenti riforme legislative.

Nord Est più virtuoso, Sud ancora in difficoltà

Le analisi territoriali fornite da Cribbis mettono in evidenza forti squilibri tra le aree del Paese. Il Nord Est guida la classifica con il 51,2% di pagamenti puntuali e appena il 2,3% di ritardi gravi. Seguono Nord Ovest e Centro, mentre il Sud e le Isole restano fanalino di coda con il 32,6% di pagamenti regolari e un tasso di ritardi oltre i 90 giorni che arriva al 6,8%.

A livello regionale, spiccano Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, tutte oltre il 52% di puntualità. In fondo alla graduatoria figurano Sicilia (27,9%) e Calabria (27,7%).

Insolvenze in Europa: scenari divergenti

Il contesto europeo presenta andamenti disomogenei. Secondo Coface, nel 2026 le insolvenze aumenteranno del 2% in Francia e Regno Unito, dell’1% in Germania, e del 4% nei Paesi Bassi, mentre in Spagna si prevede un calo del 3%, grazie a un quadro macroeconomico più favorevole.

L’evoluzione delle insolvenze resta fortemente condizionata dai costi di finanziamento: secondo le stime Coface, un aumento dei tassi di appena 25 punti base potrebbe riportare la crescita globale delle insolvenze al +4 o +5%, colpendo in particolare i settori più vulnerabili come costruzioni, chimica e tessile.

Il 2026 sarà dunque un anno in cui la stabilità apparente dovrà essere gestita con prudenza. Come osserva Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia, le imprese italiane si trovano ancora a fare i conti con liquidità compressa e margini risicati, mentre la maggiore cautela del sistema bancario impone una gestione rigorosa del cash flow e un controllo attento del rischio cliente.

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