Malgrado le incertezze globali e la debole crescita interna, le imprese italiane mostrano una sorprendente fiducia nei mesi a venire. È il quadro che emerge dall’indagine annuale condotta dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) – e riportata in un articolo del quotidiano la Repubblica – che evidenzia un clima di ottimismo diffuso tra le aziende italiane, ben oltre la media europea.
Se si guarda alle prospettive di settore, il 32% delle aziende italiane si aspetta un miglioramento entro il 2026, contro un 12% che prevede un peggioramento. Il saldo positivo di 20 punti si confronta con lo zero della media UE. Anche sul fronte degli investimenti, le imprese italiane mostrano segnali di slancio: il 27% prevede un aumento, a fronte di un 16% che prevede tagli, per un saldo netto di 11 punti, quasi il triplo rispetto ai 4 punti registrati nel resto d’Europa.
“I dati mostrano un’Italia che guarda al futuro con fiducia e che sta investendo nella propria competitività”, ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Bei.
L’Intelligenza artificiale resta il tallone d’Achille
Accanto a questo scenario positivo, però, emerge con forza anche il ritardo italiano nelle tecnologie avanzate, in particolare nell’adozione dell’Intelligenza artificiale. Solo il 20% delle imprese italiane ha integrato l’AI nei propri processi, contro una media europea del 37%. Il divario è ancora più marcato tra le Pmi, ferme al 15%, e le grandi imprese, che arrivano al 27%.
Secondo Debora Revoltella, capo economista Bei, “le imprese italiane stanno accelerando su innovazione e investimenti immateriali, favorite anche da condizioni finanziarie più favorevoli”. Tuttavia, ha aggiunto, “per mantenere un vantaggio competitivo di lungo periodo è essenziale intensificare l’adozione di tecnologie avanzate, in particolare l’Intelligenza Artificiale, e investire di più nella mitigazione dei rischi climatici”.
Clima e costi dell’energia tra le sfide
Sul fronte ambientale, due terzi delle imprese dichiarano di aver adottato misure contro il cambiamento climatico, ma spesso si tratta di polizze assicurative – che diventeranno obbligatorie dal prossimo anno – più che di strategie di adattamento o investimenti mirati.
Per quanto riguarda gli ostacoli agli investimenti, le aziende italiane indicano le stesse difficoltà segnalate in tutta Europa: l’incertezza generale e l’alto costo dell’energia. Colpisce invece la bassa percentuale di imprese che lamentano la mancanza di personale qualificato. Una lettura meno positiva suggerisce che certe competenze tecnologiche avanzate potrebbero non essere nemmeno cercate, a differenza di quanto avviene in altri Paesi.
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