Imprese estere, ricavi per 887 miliardi in Italia

Un rapporto presentato da Confindustria e Luiss misura peso, indotto e capacità innovativa delle aziende a controllo internazionale

Imprese estere, ricavi per 887 miliardi in Italia

Le imprese a controllo estero rafforzano il loro peso nell’economia italiana e si confermano una leva sempre più rilevante per crescita, export, innovazione e occupazione qualificata. Nel 2023 il loro contributo al fatturato nazionale ha raggiunto il 21%, contro il 17,8% del 2014, per un valore pari a 887 miliardi di euro. Nello stesso periodo, la quota sull’export è salita dal 27,4% al 35,8%.

Il quadro emerge dal Rapporto Annuale 2026 dell’Osservatorio Imprese Estere, intitolato “Dai flussi di investimento al radicamento produttivo. Il contributo delle imprese estere alla competitività dell’Italia”, presentato all’università Luiss di Roma, durante l’Annual Meeting 2026 del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere.

In Italia le imprese a controllo estero sono quasi 19 mila e generano un valore aggiunto diretto pari a 188 miliardi di euro, dando lavoro a 1,8 milioni di persone. Pur rappresentando appena lo 0,4% delle imprese attive, incidono in misura molto più ampia sulle grandezze che definiscono struttura produttiva, capacità competitiva e apertura internazionale del sistema economico nazionale.

Il peso delle imprese estere in Italia

Il ruolo delle aziende internazionali non si limita alla presenza diretta sul territorio. Secondo lo studio, queste imprese contribuiscono alla crescita delle Pmi, alla diffusione di competenze e innovazione e al rafforzamento delle reti produttive locali. Con 203 miliardi di euro di esportazioni di beni, spiegano il 35,8% del complesso dei flussi esportati dal Paese.

Ancora più marcato è il peso sull’importazione: le imprese estere realizzano 228 miliardi di euro di import, pari al 49,7% dell’import totale delle imprese attive in Italia. Il dato conferma la loro forte integrazione nelle catene internazionali del valore e il legame con la capacità competitiva del sistema produttivo italiano.

L’effetto economico si estende lungo le filiere nazionali. A fronte di 188 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, il valore complessivamente collegato alle filiere raggiunge 398 miliardi, pari a 2,1 volte il valore diretto. Sul fronte occupazionale, agli 1,8 milioni di addetti impiegati direttamente corrispondono 6,2 milioni di addetti complessivamente sostenuti, pari a 3,4 volte l’occupazione diretta.

Questo effetto di indotto su fornitori, Pmi, distretti e territori mostra come il radicamento delle imprese estere sia una leva centrale per la competitività del Paese, non solo per l’apporto di capitali ma anche per l’attivazione di competenze, investimenti e reti produttive.

Il contributo delle imprese a controllo estero è rilevante anche nella ricerca e sviluppo privata. Queste aziende realizzano il 38,3% della R&S privata in Italia, con investimenti pari a 6,5 miliardi di euro. Portano inoltre nel Paese competenze, tecnologie e modelli organizzativi avanzati, contribuendo alla creazione di occupazione qualificata e all’attrazione di giovani talenti ad alta specializzazione.

L’analisi territoriale segnala però una forte concentrazione. Le prime cinque regioni raccolgono il 76% del valore aggiunto prodotto dalle imprese estere, con la Lombardia che da sola rappresenta il 37,9% del valore aggiunto estero nazionale. Allo stesso tempo, tra il 2017 e il 2023 l’incidenza occupazionale delle imprese estere è aumentata in tutte le regioni.

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