Nel 2025 il sistema delle imprese artigiane italiane ha dimostrato una sorprendente capacità di tenuta, nonostante un quadro economico complesso e una contrazione significativa negli ultimi anni. Secondo i dati elaborati dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media Impresa, lo stock complessivo di imprese artigiane alla fine del 2025 si è attestato a 1,23 milioni di attività.
È stato registrato un saldo positivo di 187 unità tra nuove iscrizioni e chiusure, al netto delle cancellazioni d’ufficio da parte delle Camere di commercio. Questo risultato segna una sostanziale stabilità per il settore e conferma la capacità dell’artigianato di affrontare le fasi congiunturali negative degli ultimi anni.
Tutti i numeri sulle aziende artigiane in Italia
Il dato complessivo sulle aziende artigiane nel nostro Paese, però, va letto anche nel lungo periodo. Negli ultimi dieci anni sono sparite circa 128 mila imprese artigiane rispetto ai livelli precedenti, segnalando una tendenza alla contrazione strutturale che permane nel tempo e che riflette la fragilità delle micro-imprese di fronte a shock economici prolungati.
La tenuta del 2025 è stata favorita soprattutto da una riduzione delle cessazioni di attività. Mentre negli anni precedenti la media annuale delle imprese che chiudevano superava quota 105 mila, oggi la media è scesa a circa 79 mila, un segnale di maggiore resilienza del tessuto produttivo artigiano. L’andamento è però eterogeneo sul territorio nazionale. Nel Nord-Est tutte le regioni hanno registrato un aumento delle imprese artigiane, con un +1,5% in Trentino-Alto Adige. Mentre nel Centro Italia si osservano diminuzioni più marcate in Toscana, Umbria e Marche. Nel Mezzogiorno, invece, si registra una lieve crescita complessiva.
Necessità di cambiare la legge quadro sull’artigianato
Nonostante la stabilità complessiva, la Cna sottolinea la necessità di modernizzare la legge quadro sull’artigianato, ormai datata (risale al 1985), per sostenere la competitività delle imprese. Il comparto, infatti, resta esposto alle tensioni commerciali internazionali, alla debolezza della domanda interna e all’elevata concorrenza nei settori manifatturiero e delle costruzioni.
Analisi settoriali più recenti evidenziano inoltre nuove nicchie in crescita, come il segmento dei servizi legati alla pet economy, dove l’artigianato ha registrato un forte sviluppo negli ultimi anni. In sintesi, il 2025 si chiude con un quadro di sostanziale tenuta per le imprese artigiane italiane: un dato positivo se confrontato con la crisi strutturale degli ultimi dieci anni, ma che evidenzia al tempo stesso la necessità di politiche mirate a rafforzare la resilienza e favorire l’innovazione diffusa nel settore.
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