Luca de Meo, oggi amministratore delegato di Kering, poteva finire tra le fila della rivale Lvmh, ma qualcosa – o meglio, qualcuno – ha fatto saltare i piani. Secondo quanto riportato dalla testata francese La Lettre, il manager italiano sarebbe stato avvicinato lo scorso gennaio da Bernard Arnault e dalla figlia Delphine, per sondare una possibile entrata nel gruppo del lusso numero uno al mondo.
I colloqui erano rimasti informali e riservati, ma sufficienti a far pensare a un’ipotesi concreta di collaborazione. Tuttavia, la trattativa si sarebbe arenata a causa dei figli più giovani di Arnault, contrari all’ingresso di una figura così forte e autonoma nella governance familiare. Il rischio? Vedere incrinati gli equilibri interni, in un momento delicato in cui tutti e cinque i figli del patron francese sono già coinvolti attivamente nel gruppo.
Delphine Arnault, infatti, è alla guida di Christian Dior Couture, Antoine è responsabile della comunicazione e presidente di Loro Piana, mentre Alexandre, Frédéric e Jean gestiscono rispettivamente Tiffany & Co., Loro Piana e la divisione orologi di Louis Vuitton.
Kering ha giocato d’anticipo
Mentre in casa Arnault si rifletteva, François-Henri Pinault ha colto l’occasione e ha portato de Meo in Kering. Una mossa che ha colto di sorpresa molti osservatori e che segna un cambio di passo per il gruppo, pronto ad affidarsi a un manager con una lunga esperienza nell’automotive e uno stile manageriale decisamente fuori dagli schemi.
Un’occasione persa per Lvmh? Forse. Di certo, un’ulteriore conferma di quanto il futuro del gruppo dipenda da un delicatissimo gioco di equilibri familiari.
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Bernard ArnaultPhoto by Luc Castel/Getty Images




