L’abbigliamento perde, tanto che si parla apertamente di luxury shame, di “vergogna per il lusso”, ma gli accessori (pelletteria, occhiali, bigiotteria e beauty) tengono il passo e anzi guadagnano.
Sta dunque accadendo una rivoluzione silenziosa: lo stile investe più i dettagli che l’insieme. Sono meno visibili, ma danno quel tocco che fa la differenza. Sui vestiti pesa l’andamento del mercato cinese, che dopo un lungo ciclo espansivo mostra tassi di crescita limitati. Un fenomeno che si deve a un mix di fattori: dalla crisi immobiliare, che ha inciso sulla fiducia dei consumatori, all’aumento del tasso di disoccupazione giovanile. L’effetto luxury shame, per cui i benestanti si vergognano di mostrare in pubblico la propria agiatezza nel timore di essere giudicati, sta facendo il resto. Al contrario il comparto degli accessori macina utili, forse vengono percepiti meno impattanti da un punto di vista economico ed emotivo. Probabilmente vengono anche considerati come più intimi, maggiormente in linea con la personalità di ciascuno, meno visibili e meno esposti al pubblico ludibrio.
Capita sempre più spesso, inoltre, che alla domanda “Bella la tua borsa, dove l’hai comprata?” l’interlocutore risponda, con una punta di orgoglio che “è vintage”. Testimoniando la necessità di non sperperare denaro per oggetti futili. L’usato di pregio è diventato un fenomeno diffuso e ciò sta investendo anche gli accessori. Da una parte vi è il desiderio di differenziarsi, di possedere qualcosa che sia unico, dall’altra parte vi è il tentativo di risparmiare, di acquistare un pezzo – griffato – senza spendere una fortuna.

Accessori come gioielli, calzature e borse di grande impatto sono sempre più considerati oggetti di investimento invece di articoli usa e getta. In questa foto un modello di sandali di Chanel (© Getty Images)
Nel corso degli ultimi anni i negozi che propongono questo genere di articoli sono aumentati. Ma anche il nuovo resiste. Ecco perché il mercato degli accessori usati sta mostrando una certa resilienza, anticiclica rispetto alla criticità dei grandi marchi di abbigliamento. A livello globale questo mercato ha raggiunto i 2,93 trilioni di dollari nel 2025 e si prevede che raggiungerà i 3,67 trilioni entro il 2030, con una crescita del 4,61% all’anno. Siamo d’altronde di fronte a un panorama del lusso in via di maturazione, in cui accessori come gioielli, calzature e borse di grande impatto sono sempre più considerati oggetti di investimento invece di articoli usa e getta.
Questa resilienza è guidata dallo spostamento delle priorità dei consumatori verso la qualità artigianale e la tradizione dei marchi. La natura competitiva del settore richiede una continua innovazione nel design dei prodotti per adattarsi alle mutevoli preferenze dei consumatori. I Paesi in via di sviluppo, in particolare l’India, contribuiscono in modo significativo all’espansione del mercato grazie al crescente potere d’acquisto, all’urbanizzazione e all’evoluzione del comportamento dei consumatori. Le tendenze del fitness, le sponsorizzazioni delle celebrità e le efficaci strategie di marketing online stanno stimolando la domanda di accessori sia di moda che sportivi, con le piattaforme di e-commerce che si stanno affermando come canale preferito.
Vi è poi il tema, non secondario, della politica di aumento dei listini adottata da molti marchi. In base alle rilevazioni di Hsbc, dal 2019 al 2024 il prezzo dei prodotti del lusso è salito, in media, del 54%. Il rialzo è significativo anche per gli accessori, come la piccola pelletteria (i portafogli, i portamonete o i portacarte) e le borse. L’iconica borsa di Chanel modello 2.55 è passata da 5.800 a 11.100 euro, mentre il bauletto di Louis Vuitton in tela Damier ha raddoppiato il prezzo, da 800 euro a 1.600. Ciò ha consentito di incrementare i fatturati e i margini. Tuttavia, ha anche progressivamente tagliato fuori un segmento significativo di consumatori che si sta orientando verso l’usato, scegliendo accessori griffati a un prezzo più contenuto.
Un’ulteriore tendenza è l’integrazione di tessuti intelligenti e tecnologie indossabili. Una modalità che sta trasformando il mercato, consentendo un posizionamento premium e creando nuove fonti di reddito. La convergenza di innovazioni nella scienza dei materiali e alternative sostenibili affronta anche le problematiche ambientali. Questa integrazione ha fatto evolvere gli accessori moda da articoli puramente estetici a strumenti funzionali per lo stile di vita, grazie alla personalizzazione tramite intelligenza artificiale e alle funzionalità di pagamento. Un esempio classico: a dicembre 2024 la collaborazione tra Gucci e Ōura ha dato vita a un anello intelligente in oro 18 carati che combina funzionalità di monitoraggio della salute con un design di lusso.

Marchi di gioielleria come Tiffany propongono sia collezioni più “accessibili” sia linee di alta gioielleria che si rivolgono al target degli Ultra High Net Worth Individual, con un patrimonio netto superiore ai 30 milioni di dollari (© Getty Images)
Allo stato attuale, il mercato del lusso appare polarizzato. «Da una parte c’è il lusso accessibile, aspirazionale. Come la cosmetica, profumi, make-up, creme viso e gli occhiali. Dall’altra parte c’è il lusso esclusivo, con prodotti su misura, di qualità eccellente, e servizi di altissimo livello. È il caso della linea di alta gioielleria di Tiffany oppure della collezione di Phoebe Philo, designer inglese che ha aperto il proprio brand. Qui il target è costituito dagli Ultra High Net Worth Individual, con un patrimonio netto superiore ai 30 milioni di dollari. Un gruppo numericamente limitato, pari a circa il 2% del totale dei clienti luxury, che però canalizza il 40% del totale delle vendite dei prodotti/servizi di lusso», spiega Anna Zinola, docente all’istituto Marangoni e consulente di business fashion.
È evidente come i consumatori siano sempre più attenti al valore e cercano prodotti di qualità a prezzi accessibili. Non c’è più l’affezione per un brand o un oggetto in particolare e questa ricerca di valore senza perdere di vista il prezzo sta facendo crescere segmenti come il resale, l’off-price e i dupes (ovvero i prodotti che sono molto simili ad altri di grande tendenza, creati da brand meno famosi e con lo scopo di farsi acquistare da chi desidera aderire a una certa estetica senza però necessariamente possedere il prodotto originale). I consumatori online poi stanno sperimentando sempre di più quella che viene chiamata dagli addetti ai lavori “paralisi delle scelta“: sopraffatti dall’ampia offerta di prodotti tra cui scegliere, si sentono inibiti più che entusiasti e rifuggono l’acquisto.
In quest’ottica lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe essere cruciale per migliorare la scoperta dei prodotti e semplificare il percorso d’acquisto, creando esperienze sempre più personalizzate e simili a quelle di uno stylist digitale. D’altronde il 74% dei consumatori intervistati ha detto di aver rinunciato a comprare a causa della mole di prodotti tra cui scegliere e l’82% dei clienti desidera che sia l’AI ad assisterli per ridurre il tempo che spendono navigando online alla ricerca dell’acquisto perfetto.

La collaborazione tra Ōura e Gucci ha dato vita a un anello intelligente in oro che combina funzionalità di monitoraggio della salute con un design di lusso (© Getty Images)
Inoltre, i consumi si stanno polarizzando anche per fascia d’età. I giovani, con minori possibilità di spesa, sono molto più oculati e preferisco il vintage. Per questo le maison e i gruppi del lusso stanno puntando sempre più sulla Silver Generation, le persone con più di 50 anni d’età, che rappresentano anche il 25% della popolazione mondiale. Sono più ricchi dei ragazzi, sono una fetta della popolazione destinata ad aumentare (entro il 2050 si stima saranno più di un terzo delle persone) complice anche l’incremento dell’aspettativa di vita e il parallelo declino delle nascite e sono soprattutto consumatori più fedeli.
L’impatto dei dazi
Non esiste una stima numerica ufficiale dei danni economici complessivi, ma i primi segnali raccolti tra le imprese italiane del settore accessorio moda indicano un impatto potenzialmente molto grave. Le esportazioni verso gli Stati Uniti, che nel 2024 hanno raggiunto i 2,8 miliardi di euro (-3,5% rispetto al 2023), rappresentano circa l’11,1% dell’export totale delle imprese rappresentate da Confindustria Accessori Moda, rendendo il mercato americano il secondo più importante dopo la Francia. In particolare, il calzaturiero (con quasi 1,4 miliardi di export) e la pelletteria (1,2 miliardi) sono i due settori della Federazione con export verso gli Usa più elevato.
Anche la moda italiana lancia un grido d’allarme sui dazi al 15% in arrivo il primo agosto. “I nostri imprenditori sono preoccupati”, dice Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda. “Prevedono un forte impatto sui risultati aziendali con conseguenze abbastanza rilevanti: un quadro che suggerisce che si rischia un drastico ridimensionamento dell’export e un indebolimento della competitività internazionale, con ricadute significative lungo tutta la filiera produttiva e occupazionale”.
Il rincaro dei prezzi finali per i consumatori statunitensi potrebbe ridurre drasticamente la domanda, generando un calo dell’export e un effetto a catena su tutta la filiera: dalle materie prime alla produzione, fino alla distribuzione. In questo contesto, è probabile un’accelerazione delle strategie di diversificazione dei mercati: già oggi circa il 51% delle aziende che esportano negli Usa ha iniziato a esplorare alternative (o si dichiara pronto a farlo), con focus su Asia (32%) ed Europa (31%).
Articolo pubblicato su Business People di ottobre 2025, scarica il numero o abbonati qui
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