Il settore della gioielleria in Italia si conferma in espansione, con una crescente presenza di capitali esteri nel controllo delle aziende. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’indagine 2026 dell’Area Studi Mediobanca, che ha analizzato i dati finanziari dei 101 maggiori operatori attivi in Italia, tutti con un fatturato superiore ai 19 milioni di euro.
Nel 2024 i ricavi aggregati dei 101 player hanno raggiunto 8,9 miliardi di euro, con una crescita del 6,1% sull’anno precedente e del 10,1% sul 2022. Una dinamica che si accompagna a una progressiva ridefinizione degli assetti proprietari: le imprese a capitale estero hanno generato 2,4 miliardi di euro, pari al 26,7% del totale, con ricavi medi di 199 milioni, più del doppio rispetto alle aziende a controllo italiano.
Francia e Svizzera guidano le acquisizioni
I gruppi francesi e svizzeri sono oggi protagonisti nel panorama italiano. Lvmh è presente con tre società: Bulgari Gioielli, Vpa – Villa Pedemonte Atelier e B.M.C.. Kering controlla Pomellato e, a fine 2025, ha siglato un accordo per acquisire progressivamente il Gruppo Raselli Franco, a partire da una quota iniziale del 20% per 115 milioni di euro.
Il gruppo svizzero Richemont, già proprietario di PGI e Buccellati, ha acquisito nel 2024 anche Vhernier. In parallelo, cresce l’interesse dei fondi: Equita Smart Capital ha rilevato il 39,1% della Roberto Demeglio, mentre un altro fondo ha acquisito il 24% di Mattioli.
Morellato e Bulgari in testa alla classifica del fatturato
Nel 2024 la classifica per fatturato è guidata da Bulgari Gioielli, con 846 milioni di euro, seguita da Morellato (723 milioni), che ha quasi raddoppiato i ricavi grazie all’acquisizione della tedesca Christ. Il podio è completato da Pgi (637 milioni). Seguono Damiani (368 milioni) e UnoAerre Industries (283 milioni).
In totale, 13 società hanno superato la soglia dei 150 milioni di ricavi. Per Morellato, l’operazione Christ ha rafforzato il canale retail, che oggi pesa per l’84,6% del fatturato. Il controllo diretto dei punti vendita, insieme al potenziamento del digitale, è indicato come uno dei principali fattori di resilienza.

Export in calo dopo un 2024 eccezionale
Il 2024, anno di riferimento per lo studio, ha rappresentato un anno record per l’export italiano di gioielleria, che ha raggiunto una quota dell’11,2% del commercio mondiale, superando Svizzera e India. Tuttavia, nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni sono scese del 15,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Come riportato in una nota di Confindustria Federorafi, il calo è legato soprattutto alla Turchia, che dopo un exploit nel 2024 (+468,7%) ha segnato un brusco -52,2%. Tengono invece mercati come Emirati Arabi Uniti, Svizzera, Regno Unito, Giappone e Cina.
Materie prime, forti rincari e magazzini più pieni
Il 2025 è stato un anno di forti tensioni sui mercati delle materie prime preziose. L’oro ha chiuso l’anno con un rendimento del +67%, aggiornando oltre 50 massimi storici e raggiungendo i 4.316 dollari l’oncia. Anche l’argento ha segnato un rialzo, toccando i 65 dollari l’oncia.
L’impatto sui bilanci si è tradotto in una crescita dello stock di magazzino, salito a 2,8 miliardi di euro, con un aumento dell’11,8% delle scorte di materie prime e un calo del 9,8% dei prodotti in lavorazione.
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Una modella sfila in passerella durante l’evento Bvlgari Polychroma dedicato all’alta gioielleria e agli orologi di alta gamma© Foto di Tullio M. Puglia/Getty Images per Bvlgari




