Guerra in Medio Oriente, l’Ue avverte: Italia tra i Paesi più vulnerabili

Guerra in Medio Oriente, l'Ue avverte: Italia tra i Paesi più vulnerabili© Photo by Kaveh Kazemi/Getty Images

La guerra in Medio Oriente rischia di trasformarsi in un nuovo shock economico per l’Europa e, soprattutto, per l’Italia. È quanto emerge dalle ultime previsioni della Commissione europea, secondo cui l’instabilità geopolitica nell’area del Golfo sta rallentando la crescita dell’Eurozona, alimentando inflazione e incertezza sui mercati energetici.

Secondo Bruxelles, il conflitto ha provocato una nuova impennata del prezzo del petrolio, riportando l’energia al centro delle preoccupazioni economiche globali. La crescita dell’Eurozona nel 2026 è stata rivista al ribasso allo 0,9%, mentre l’inflazione potrebbe salire al 3%, ben oltre l’obiettivo della Bce. A pesare è soprattutto la crisi dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas.

Perché l’Italia risente di più delle tensioni geopolitiche

A causa della guerra in Medio Oriente, l’Italia viene indicata tra i Paesi più vulnerabili. La forte dipendenza energetica dall’estero, l’elevato debito pubblico e la fragilità della crescita espongono il sistema economico italiano a conseguenze più pesanti rispetto ad altri partner europei. La Commissione europea prevede infatti un peggioramento dei conti pubblici e un aumento del rapporto debito/Pil, che potrebbe raggiungere il 139% entro il 2027.

Le ripercussioni non riguardano soltanto l’energia. L’aumento dei costi di trasporto marittimo, le difficoltà logistiche nel Mar Rosso e il rallentamento del commercio internazionale rischiano di colpire duramente le esportazioni italiane, in particolare quelle manifatturiere. Alcuni studi evidenziano come i conflitti geopolitici aumentino i costi commerciali e riducano la competitività delle economie più esposte alle rotte energetiche globali.

Dallo Stretto di Hormuz un conto da 25 miliardi per le imprese

Le possibili soluzioni e le prospettive future

Di fronte a questo scenario, Bruxelles punta ad accelerare la transizione energetica. La Commissione Ue sta valutando misure per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, incentivare le rinnovabili e contenere il peso delle bollette su famiglie e imprese.

Il rischio principale, tuttavia, resta la durata del conflitto. Se la crisi dovesse protrarsi nei prossimi mesi, l’Europa potrebbe affrontare una nuova fase di stagnazione economica accompagnata da inflazione elevata, uno scenario che ricorderebbe le grandi crisi energetiche del passato. Per l’Italia, già caratterizzata da crescita debole e alto debito, la sfida sarà evitare che l’emergenza geopolitica si trasformi in una crisi strutturale.

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