Golden power: Italia nel mirino di Bruxelles

La Commissione Ue chiederà al governo di ritirare il decreto che ha ostacolato l’Ops Unicredit-Banco Bpm, riaccendendo il risiko bancario

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La Commissione europea è pronta ad aprire due procedimenti distinti contro l’Italia, puntando il dito contro l’utilizzo del Golden power nella vicenda dell’Ops lanciata da Unicredit su Banco Bpm. A riferirlo è Reuters, citando quattro fonti a conoscenza diretta del dossier.

Secondo quanto emerso, Bruxelles si muoverà in base alle norme sul mercato unico e a quelle sulle concentrazioni, accusando il governo italiano di aver imposto vincoli eccessivi all’operazione annunciata da Unicredit, che alla fine ha ritirato l’offerta. L’iniziativa della Commissione rappresenta una svolta nel rapporto tra Ue e Stati membri sull’uso del Golden power, specialmente in un settore strategico come quello bancario.

La richiesta dell’Ue: ritirare il decreto

La Direzione generale per la concorrenza (DgComp) ha deciso di formalizzare entro metà novembre la propria posizione, chiedendo ufficialmente al governo italiano di ritirare il decreto del 18 aprile scorso. Quel provvedimento, firmato dalla Presidenza del Consiglio, aveva sì autorizzato la fusione tra Unicredit e Banco Bpm, ma prevedeva prescrizioni molto rigide, giudicate da Bruxelles come eccessive e non compatibili con il diritto comunitario.

Nel dettaglio, il decreto imponeva a Unicredit di mantenere invariato per cinque anni il livello di depositi e prestiti, vietava alla Sgr Anima di vendere titoli del debito pubblico italiano e obbligava la banca a uscire dalla Russia entro nove mesi. Per l’Unione europea, queste condizioni travalicano l’ambito della sicurezza nazionale, unico contesto in cui gli Stati membri possono legiferare in autonomia rispetto alle regole comunitarie.

L’Ue sottolinea, di fatto, che il Golden power non può essere utilizzato come strumento di politica industriale, specie se in contrasto con gli obiettivi europei di integrazione finanziaria.

Accanto alla richiesta di ritiro del decreto, è attesa anche una procedura d’infrazione volta a spingere l’Italia a riformare l’intera normativa sul Golden power. Bruxelles punta a favorire il consolidamento bancario nei 27 Paesi membri, considerandolo strategico per il finanziamento della transizione digitale ed energetica, e per rafforzare la competitività del settore rispetto alle banche statunitensi e cinesi.

Le possibili conseguenze sul risiko bancario

Il confronto tra Roma e Bruxelles potrebbe avere ricadute significative. Unicredit, ad esempio, potrebbe chiedere i danni al governo italiano per averla indotta a ritirare l’offerta su Banco Bpm lo scorso 22 luglio. Non è escluso che l’amministratore delegato Andrea Orcel possa anche decidere di ripresentare l’operazione, sfruttando un contesto regolatorio riveduto.

Come evidenziato oggi dal quotidiano la Repubblica, la decisione della Commissione potrebbe avere riflessi anche in Germania, dove Unicredit è impegnata da tempo nella scalata a Commerzbank, finora ostacolata dal governo tedesco, e in Spagna, dove il governo Sánchez ha frenato l’offerta del Banco Bilbao Vizcaya su Banco Sabadell, aperta da quasi due anni.

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