Fisco e cartelle esattoriali, discarico automatico da gennaio 2026

Fisco e cartelle esattoriali, discarico automatico da gennaio 2026© Shutterstock

Per le cartelle esattoriali giudicate inesigibili, dal primo gennaio del prossimo anno, è previsto il discarico automatico. Si tratta di un meccanismo che rientra nella riforma della riscossione.

Funziona in questo modo. Dopo cinque anni di tentativi di riscossione delle cartelle non andati a buon fine, l’agente restituirà la cartella all’ente che l’ha emessa. A quel punto, l’ente creditore potrà provare a incassare in altra maniera, magari in autonomia o affidandosi a enti privati di riscossione debiti.

Cosa cambia con le cartelle esattoriali

Per fare in modo che le cartelle esattoriali rientrino nel discarico, attualmente, è necessario avviare un lungo iter amministrativo con una valutazione soggettiva, ma dal 2026 sarà automatico dopo il quinto anno. Non ci sarà bisogno, quindi, di una richiesta specifica e di altre lungaggini burocratiche.

Una precisazione è d’obbligo. Con la restituzione all’ente creditore, il debito non verrà subito cancellato. Sarà l’ente, a quel punto, a decidere come procedere. Può provare a riscuotere ancora la cartella con strumenti diversi, per esempio affidandosi a enti privati, oppure giudicarla inesigibile, ciò non recuperabile, e archiviarla.

Chi può rientrare nel discarico automatico

Si tratta delle cartelle legate a un contribuente nullatenente oppure deceduto e senza eredi. Rientrano anche le persone irrintracciabili dopo cinque anni di tentativi oppure in grave disagio economico. Può scattare anche quando l’importo del debito è considerato troppo esiguo rispetto ai costi della riscossione.

Tuttavia non si tratta di un condono: se in futuro il contribuente rientra nelle caratteristiche per cui il debito non è considerato più inesigibile, l’ente creditore potrebbe richiederne il pagamento.

I numeri in ballo: il calcolo dell’AdE

Ma perché le cartelle esattoriali inesigibili rientrano nel discarico automatico. Fra gli obiettivi c’è l’alleggerimento del magazzino della Riscossione. Secondo gli ultimi dati, i crediti fiscali non riscossi sono quasi 1.300 miliardi di euro e poco meno della metà sono considerati ormai persi.

Al 31 gennaio 2025 il valore residuo dei carichi affidati dal 2000 al 2024 all’Agenzia delle entrate Riscossione ammonta a circa 1.272,90 miliardi. Questa cifra è quella che rimane sottraendo dai 1.874,62 miliardi di carichi affidati i 421,39 miliardi di sgravi e carichi annullati e i 180,32 miliardi di crediti riscossi.

Sono oltre 290 milioni di singoli crediti ancora da riscuotere, contenuti in circa 173 milioni di cartelle, avvisi di addebito e di accertamento esecutivo, che interessano circa 21,8 milioni di contribuenti

Crediti non sempre facilmente riscuotibili

Ci sono tantissimi crediti molto bassi (1 su 4 è di importo inferiore a 100 euro), la cui riscossione non è economicamente conveniente. Ci sono poi quelli di fatto inesigibili, perché si tratta di soggetti interessati da procedure concorsuali, persone decedute o imprese cessate, nullatenenti oppure contribuenti già sottoposti ad azione cautelare.

Sono 537,75 miliardi i crediti con “profilo di non riscuotibilità”, praticamente carta straccia. Sono 567,85 miliardi di euro i crediti riscuotibili, a cui si potrebbero aggiungere altri 167,31 miliardi di crediti incerti, “con profilo di riscuotibilità non determinabile”.

Tuttavia l’Agenzia delle entrate Riscossione “stima il magazzino residuo lordo (ovvero le cartelle con un più elevato grado di esigibilità) in soli 100,8 miliardi, il 55,4% del carico totale affidato e l’8% di quello residuo contabile”, ha dichiarato l’Ufficio parlamentare del bilancio.

Per questo il nostro Paese è in fondo alle classifiche Ocse per lo stock dei debiti non riscossi sul totale delle entrate, pari al 181%, e ultima per i debiti non riscossi esigibili sul totale di quelli non riscossi, che sono circa il 5%. C’è ancora tanto da fare in termini di lotta all’evasione fiscale.

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