L’industria chimica europea chiede dazi per contrastare la crescente pressione competitiva della Cina: è questo il messaggio che Federchimica porterà a Bruxelles nel corso di una missione istituzionale al Parlamento europeo, dove l’associazione presenterà le proprie proposte per rilanciare un settore considerato strategico per l’economia continentale.
A lanciare l’allarme è il presidente dell’associazione di categoria, Francesco Buzzella, secondo cui la situazione ha ormai assunto una dimensione “esistenziale” per molte imprese del comparto. La produzione chimica italiana, dopo una contrazione del 13% tra il 2021 e il 2025, è destinata a registrare un ulteriore calo del 5% nel 2026.
Un andamento che riflette una crisi diffusa a livello europeo. Nello stesso periodo la Germania ha segnato una flessione del 17%. La principale causa individuata dagli operatori è la crescente concorrenza della Cina, che oggi rappresenta circa il 45% della produzione chimica mondiale, contro il 5% di vent’anni fa.
Il settore chimico in Europa: è crisi e servono misure urgenti
Per questo Federchimica chiede all’Unione Europea di valutare l’introduzione di dazi mirati sui prodotti chimici provenienti dalla Cina. L’obiettivo non sarebbe quello di adottare una politica protezionistica permanente, ma di garantire condizioni di concorrenza più equilibrate nei confronti di un sistema industriale sostenuto da forti interventi pubblici.
Secondo l’associazione, tuttavia, i dazi non rappresentano la soluzione definitiva. Il vero nodo resta il costo dell’energia, che continua a penalizzare la competitività delle imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali. Federchimica sottolinea inoltre la necessità di rivedere il sistema europeo di scambio delle emissioni, l’Ets, ritenuto particolarmente oneroso per le industrie ad alta intensità energetica. Gli investimenti nel settore, secondo Buzzella, sarebbero diminuiti del 90% nel 2025.
Nel dibattito europeo cresce intanto il consenso verso strumenti di difesa commerciale più incisivi. La Commissione Europea sta valutando nuove misure contro la sovraccapacità produttiva cinese e diversi Stati membri, tra cui Italia, Francia e Spagna, hanno chiesto un rafforzamento degli strumenti antidumping e delle politiche di tutela industriale.
La missione di Bruxelles rappresenta quindi un passaggio cruciale per il futuro della chimica europea, chiamata a trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale, competitività industriale e autonomia strategica.
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