Nel 2025 la lotta all’evasione fiscale ha registrato un nuovo salto di qualità. L’Agenzia delle Entrate ha individuato oltre 200 mila evasori totali, tra persone fisiche e imprese, al termine di un’attività di analisi che ha riguardato circa 17 milioni di posizioni. Numeri che restituiscono la dimensione di un fenomeno ancora profondamente radicato nel sistema economico italiano.
Dei soggetti individuati, 116 mila non avevano presentato la dichiarazione dei redditi pur essendone obbligati, mentre 86 mila risultavano completamente sconosciuti al fisco, perché svolgevano la propria attività interamente in nero. In pratica, quasi la metà degli evasori intercettati non esisteva formalmente per l’amministrazione finanziaria.
Controlli mirati e analisi del rischio contro l’evasione fiscale
I risultati arrivano da una strategia fondata su criteri selettivi e sull’analisi del rischio. I controlli non scattano in modo automatico, ma dopo un confronto tra i dati dichiarati e quelli disponibili all’amministrazione, come fatture elettroniche, corrispettivi e informazioni trasmesse dalle piattaforme digitali.
Le verifiche si concentrano sulle posizioni che presentano incongruenze particolarmente rilevanti, come ricavi superiori al volume d’affari dichiarato o un’Iva detratta sproporzionata rispetto alle fatture emesse. L’obiettivo è concentrare le risorse sui casi a maggiore pericolosità fiscale.
Lettere di compliance: 2,4 milioni di invii nel 2026
Accanto agli accertamenti, resta centrale lo strumento delle lettere di compliance. Per il 2026 sono previsti 2,4 milioni di invii, destinati a contribuenti che potrebbero aver omesso redditi in dichiarazione o che non hanno presentato affatto la dichiarazione pur essendone tenuti.
Le comunicazioni riguarderanno diverse tipologie di reddito, dai fabbricati a quelli di capitale, fino al lavoro dipendente e autonomo, oltre alle anomalie legate all’Iva, come la mancata trasmissione delle liquidazioni periodiche nonostante fatture o corrispettivi regolarmente emessi.
Effetti sui conti pubblici e sul debito
La riduzione strutturale dell’evasione fiscale ha riflessi diretti anche sulla finanza pubblica. Le simulazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio indicano che, nel medio-lungo periodo, un recupero stabile di gettito potrebbe portare a una riduzione significativa del rapporto debito/Pil entro il 2041, con un miglioramento stimato tra 4 e 6 punti percentuali rispetto alle attuali proiezioni.
Secondo quanto pubblicato oggi dal quotidiano la Repubblica, negli ultimi vent’anni il tax gap sull’Iva si è dimezzato, passando dal 30% al 15%, anche grazie a strumenti come la fatturazione elettronica. Restano però criticità rilevanti, soprattutto nel lavoro autonomo, dove oltre la metà dell’imposta dovuta continua a non essere versata.
© Riproduzione riservata
© Shutterstock




