Europa prima per gli investimenti, l’Italia convince gli stranieri

Il 33% delle imprese extraeuropee intervistate punta sul Paese, mentre l’81% considera il continente più rilevante rispetto a tre anni fa

Europa prima per gli investimenti, l’Italia convince gli stranieri© Shutterstock

L’Europa è oggi la regione più attrattiva al mondo per il 35% delle imprese internazionali intervistate da Deutsche Bank, davanti ad Asia-Pacifico esclusa la Cina, al 24%, e Nord America, al 19%. E dentro questo scenario anche l’Italia conquista spazio: il 33% delle aziende coinvolte nella Global Sentiment Survey on Europe 2026 prevede di investire nel Paese.

Per l’81% degli intervistati l’Europa è diventata più importante nelle decisioni di investimento rispetto a tre anni fa. E chi già opera nel Continente mostra una convinzione ancora maggiore: il 45% delle imprese presenti considera l’Europa la regione più attrattiva al mondo, contro il 15% di quelle che devono ancora entrarvi. «L’economia globale ha fiducia nell’Europa», ha osservato Alexander von zur Muehlen, membro del Management Board di Deutsche Bank, sottolineando come le imprese vedano nel Vecchio Continente «una destinazione d’investimento attraente, un mercato di crescita e un polo di innovazione». Una fiducia che, secondo l’indagine, deve però confrontarsi con problemi ancora irrisolti sul piano della competitività.

L’Italia attira soprattutto investimenti da Medio Oriente e Usa

L’interesse verso l’Italia è particolarmente elevato tra le imprese degli Emirati Arabi Uniti, al 54%, dell’Arabia Saudita, al 46%, e degli Stati Uniti, al 41%. Per le aziende messicane il nostro Paese rappresenta inoltre la seconda destinazione europea più attrattiva dopo la Germania.

Più in generale, il 61% delle imprese intervistate è già presente in Europa e prevede di espandersi nei prossimi cinque anni, mentre un altro 33% sta pianificando o valutando il primo ingresso. Il nostro Continente continua a essere considerato soprattutto un grande mercato di consumo, ma cresce anche il suo peso industriale: il 92% degli intervistati ritiene che nei prossimi tre-cinque anni sarà importante per produzione, ricerca e sviluppo e stabilità delle catene di approvvigionamento.

Il freno resta nella competitività europea

La fiducia degli investitori convive con alcune debolezze strutturali. Il 43% ritiene che le difficoltà nei rapporti transfrontalieri riducano in misura significativa o molto significativa l’attrattività europea, mentre un altro 42% segnala comunque un impatto. Le aree meno competitive restano il costo del lavoro, il regime fiscale, i costi energetici e la velocità delle procedure di approvazione e autorizzazione.

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