Electrolux congela i 1.719 esuberi in Italia: via al confronto

Stop alle iniziative unilaterali e calendario di incontri al Mimit. Obiettivo: trovare una soluzione condivisa prima della pausa estiva

Electrolux congela i 1.719 esuberi in Italia: via al confronto© Shutterstock

Dopo settimane di tensione, arriva una pausa nella vertenza Electrolux. Al tavolo convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), l’azienda ha accettato di sospendere il piano di ristrutturazione che prevede 1.719 esuberi in Italia e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi, aprendo una fase di confronto con governo e sindacati.

La decisione non rappresenta un ritiro del piano, ma consente di avviare una trattativa che punta a individuare soluzioni alternative prima della pausa estiva. Durante questo periodo l’azienda si è impegnata a non adottare iniziative unilaterali, mentre le parti lavoreranno a un percorso condiviso.

L’amministratore delegato di Electrolux Italia, Massimiliano Ranieri, ha ribadito che il piano presentato nei mesi scorsi viene considerato necessario per garantire il futuro dell’azienda, che deve confrontarsi con una concorrenza asiatica sempre più forte e con un mercato orientato verso prodotti a basso costo.

Nel confronto con il governo e le organizzazioni sindacali, l’azienda ha però manifestato la disponibilità a sospendere il progetto e a valutare soluzioni che consentano di mantenere la sostenibilità produttiva. Electrolux ha inoltre ricordato di aver investito 750 milioni di euro negli ultimi 10 anni in Italia.

Il calendario degli incontri al Mimit

Il ministro Adolfo Urso ha chiesto un nuovo piano industriale condiviso con sindacati e istituzioni, escludendo azioni unilaterali durante il negoziato. Il confronto proseguirà attraverso una serie di incontri tecnici fissati per il 25 e 30 giugno e per il 7 e 14 luglio, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione prima dell’interruzione estiva dei lavori.

Come riportato dal quotidiano la Repubblica, l’auspicio emerso al termine del tavolo è quello di raggiungere un’intesa nell’arco di circa 50 giorni, anche se i sindacati hanno successivamente precisato che non è stata fissata una scadenza formale per la trattativa.

Sindacati cauti: “tregua armata”

Le organizzazioni sindacali hanno accolto con prudenza l’esito dell’incontro. La definizione più ricorrente è stata quella di una “tregua armata”, a sottolineare come la vertenza sia ancora lontana da una soluzione definitiva.

Per i rappresentanti dei lavoratori si tratta comunque di un primo passo che ha evitato l’avvio immediato delle procedure previste dal piano aziendale. Ora il confronto entrerà nel merito delle possibili alternative per salvaguardare gli stabilimenti e l’occupazione, in un contesto che viene considerato non solo nazionale ma europeo.

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