Il possibile arrivo di un El Niño particolarmente intenso entro la fine del 2026 riaccende i timori per i raccolti mondiali e per i prezzi degli alimenti. Secondo l’Ocse, c’è una probabilità del 95% che entro la fine dell’anno si sviluppi un episodio particolarmente forte del fenomeno climatico, con conseguenze potenzialmente rilevanti sulle produzioni agricole.
Si tratta di un fenomeno climatico naturale legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale. Le sue conseguenze si estendono però ben oltre questa area, modificando temperature e precipitazioni in diverse parti del mondo. Le regioni considerate maggiormente esposte nello scenario delineato dall’Ocse sono Africa meridionale, Sud-est asiatico e America Centrale, dove condizioni climatiche sfavorevoli potrebbero compromettere i raccolti.
Perché si teme per l’agricoltura e i prezzi degli alimentari
Il rischio arriva in un momento già delicato per i mercati alimentari. La Fao ha rilevato che l’indice dei prezzi alimentari mondiali ha raggiunto 133,3 punti nell’agosto 2026, in aumento dell’1,9% rispetto a luglio e del 2,5% su base annua. L’organizzazione segnala inoltre che le condizioni legate a El Niño stanno alimentando preoccupazioni sulle prospettive produttive di alcune colture nel Sud-est asiatico.
Tra i prodotti maggiormente esposti figurano riso, mais, grano, oli vegetali e zucchero. La Fao prevede per il 2026 una produzione cerealicola globale di circa 2.980 milioni di tonnellate, il 2% in meno rispetto al 2025. Per il riso, invece, la produzione 2026/27 potrebbe diminuire dell’1,9%, anche per effetto delle condizioni meteorologiche associate a El Niño.
L’impatto non riguarda soltanto i produttori. Una riduzione dell’offerta può infatti tradursi in maggiori costi lungo le filiere, dal trasporto alla trasformazione, fino alla distribuzione e alla ristorazione. Le famiglie con redditi più bassi risultano particolarmente esposte perché destinano una quota maggiore del proprio bilancio all’acquisto di beni alimentari.
A rendere lo scenario ancora più complesso sono gli altri fattori che stanno già esercitando pressione sui mercati. Fra questi ci sono temperature elevate, siccità, tensioni geopolitiche e difficoltà nelle rotte commerciali. Per questo l’eventuale intensificazione di El Niño non sarebbe un fenomeno isolato, ma un ulteriore elemento di rischio per un sistema alimentare globale già sotto pressione.
Il possibile effetto sui prezzi, tuttavia, non significa che tutti gli alimenti aumenteranno automaticamente e nella stessa misura. L’entità dei rincari dipenderà dalla durata e dall’intensità del fenomeno, dalle perdite effettive dei raccolti, dalle scorte disponibili e dalla capacità dei mercati di compensare eventuali carenze attraverso importazioni e altre produzioni.
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