Economia italiana, Confindustria lancia l’allarme crescita

Pesano tensioni geopolitiche, caro energia e fiducia in calo. Il Pnrr resta il principale sostegno per evitare una nuova stagnazione

Cresce l'economia non osservata: il report dell'Istat© Shutterstock

L’economia italiana entra in una fase di crescente incertezza: a lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria, che nella sua analisi congiunturale di maggio 2026 evidenzia un progressivo deterioramento dello scenario macroeconomico, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali e dall’aumento dei costi energetici.

Secondo gli economisti di viale dell’Astronomia, il prezzo del petrolio continua a restare troppo elevato a causa delle difficoltà legate allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale. La tregua in Medio Oriente, spiegano gli analisti, non è bastata a ripristinare la piena operatività dell’area, con effetti diretti sui mercati internazionali e sull’inflazione europea.

Geopolitica mondiale: gli effetti sull’Italia

Le conseguenze iniziano a riflettersi anche sull’Italia. Confindustria segnala infatti una riduzione della fiducia sia delle famiglie sia delle imprese, accompagnata dal rischio di un rallentamento del credito bancario: tutti fattori che incidono sull’economia italiana. Infatti, è una combinazione che potrebbe frenare i consumi e i servizi dei prossimi mesi, compromettendo ulteriormente la crescita del Pil nazionale.

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Il comparto industriale mostra segnali contrastanti. A marzo di quest’anno la produzione industriale ha registrato un lieve recupero, sostenuto soprattutto dai beni strumentali collegati agli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tuttavia, gli indicatori più recenti, come il Pmi manifatturiero e gli ordini industriali, evidenziano un nuovo indebolimento della domanda ad aprile.

In questo contesto, il Pnrr continua a rappresentare il principale sostegno all’economia italiana. Confindustria sottolinea che l’Italia è tra i Paesi europei più avanzati nell’attuazione del piano, con oltre l’85% delle risorse già incassate e il 72% degli obiettivi raggiunti. Tuttavia, il 2026 viene definito “l’anno più delicato” per completare opere, rendicontazioni e richieste di pagamento all’Unione Europea. Il messaggio degli industriali è chiaro e non lascia dubbi alle interpretazioni. Senza stabilità geopolitica, controllo dell’inflazione e accelerazione sugli investimenti, il rischio di una nuova fase di stagnazione economica resta concreto.

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