Il Future Plan 2030 di Volkswagen arriva fino all’Italia e trasforma la possibile cessione di Ducati in un caso industriale. Il Gruppo tedesco punta a ridurre costi, gamma e complessità, mentre rimette in discussione una parte delle partecipazioni. Tra queste c’è la casa di Borgo Panigale, controllata da Audi da 14 anni.
La ristrutturazione nasce da un mercato europeo più debole: Volkswagen prevede 9 milioni di auto vendute, contro gli 11 milioni del 2019, e una sovracapacità di 500 mila vetture. Il piano prevede il dimezzamento della gamma entro il 2035, una forte riduzione della complessità e un obiettivo di margine operativo al 9% nel 2030. Sul fronte occupazionale, le stime riportate dagli articoli parlano di oltre 100 mila esuberi complessivi.
L’ipotesi vendita di Ducati
Per Ducati non c’è ancora una decisione finale. L’amministratore delegato Claudio Domenicali ha definito la società «molto sana, solida» e ha spiegato che le scelte sull’occupazione dipenderanno «dal mercato delle moto», non da Wolfsburg. Nel 2025 Ducati ha prodotto 51 mila moto, con circa 2 mila dipendenti e un fatturato vicino a un miliardo di euro.
Il governo italiano si è mosso con il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha parlato con Domenicali di un percorso per salvaguardare un marchio considerato simbolo del Made in Italy. Anche il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha chiesto un tavolo e chiarimenti rapidi a Volkswagen. Sullo sfondo resta l’ipotesi che una vendita possa riportare Ducati in mani italiane. Accanto a Ducati resta il nodo Lamborghini, per cui resta aperta l’ipotesi di quotazione in Borsa. Il marchio di Sant’Agata Bolognese, come evidenziato anche in un articolo di Corriere Economia, impiega circa 2.800 persone e presenta margini più alti di Ducati: 24% contro 5,9%.
La preoccupazione non si ferma ai marchi della Motor Valley. La componentistica italiana conta oltre 5 mila imprese, 160 mila addetti e 60 miliardi di fatturato. La Germania è il primo mercato di sbocco e nel 2025 ha assorbito il 20,2% dell’export italiano di componenti auto. Se Volkswagen produrrà meno e semplificherà la gamma, l’effetto potrà arrivare lungo tutta la filiera.
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