Draghi: “L’AI è la leva per la crescita Ue”, ma servono più data center

L’ex presidente della Bce indica dati, infrastrutture e capacità di calcolo come leve decisive per recuperare produttività

Deloitte: all'Italia servono 100 miliardi l'anno per restare competitivaMario Draghi al Parlamento europeoFoto di Alexis Haulot © European Union 2025

L’AI può rappresentare una delle principali leve per rilanciare la crescita economica dell’Unione europea, ma perché questa opportunità si concretizzi servono investimenti nelle infrastrutture e una maggiore autonomia nella gestione dei dati: è la tesi sostenuta da Mario Draghi in un intervento pubblicato dal Financial Times.

Secondo l’ex presidente della Bce e del Consiglio italiano, l’Europa deve recuperare terreno sul fronte della produttività, rimasta quasi ferma dal 2022. Una rapida diffusione dell’intelligenza artificiale potrebbe contribuire, secondo gli scenari citati da Draghi, ad aggiungere tra 0,3 e 0,4 punti percentuali l’anno alla crescita della produttività.

Perché l’Europa parte in svantaggio sull’AI

Il problema è che il Vecchio Continente parte da una posizione di svantaggio nella competizione tecnologica. I grandi laboratori europei di frontiera non dispongono delle stesse risorse finanziarie dei concorrenti statunitensi e cinesi, mentre la produzione di chip avanzati resta fortemente concentrata fuori dall’Europa. Per Draghi, tuttavia, esiste un ambito nel quale l’Ue può ancora costruire una vera sovranità nel settore dell’AI: i dati.

La Commissione europea stima che entro il 2030 l’economia dei dati potrebbe superare gli 800 miliardi di euro, equivalenti a oltre il 5% del Pil. Per trasformare questo potenziale in crescita, però, non basta disporre delle informazioni: occorre poterle archiviare e trattare attraverso infrastrutture europee. Ed è qui che entra in gioco la capacità di calcolo. Attualmente l’Unione ospita meno del 5% della potenza di calcolo mondiale dedicata all’AI, contro circa il 75% degli Stati Uniti. Draghi considera quindi prioritario aumentare rapidamente la disponibilità di grandi data center europei.

Uno degli ostacoli principali è la frammentazione della domanda. Milioni di imprese europee, prese singolarmente, non garantiscono agli investitori la certezza necessaria per finanziare infrastrutture di questa scala. La soluzione indicata è aggregare gli impegni delle grandi aziende attraverso contratti pluriennali.

La ricetta di Draghi per l’AI europea

Draghi cita come esempio il modello delle European Compute Units di Mistral, sostenute da aziende come Asml, Capgemini e Amadeus, con l’obiettivo di garantire 1 GW di capacità entro il 2030. La posta in gioco non è soltanto tecnologica. Senza una maggiore autonomia nell’AI, avverte Draghi, l’Europa rischia di vedere concentrare ricchezza e potere nelle mani di nuovi oligopoli tecnologici. Per questo la sfida consiste nel creare un ecosistema europeo capace di unire innovazione, infrastrutture, dati e sovranità, trasformando l’intelligenza artificiale da rischio di dipendenza a motore della crescita.

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