Diageo, dietrofront sull’Italia

Dopo i piani di crescita annunciati nell’autunno 2025, il gruppo apre 96 esuberi su 127 nella sede italiana

Diageo, dietrofront sull’Italia© Shutterstock

Diageo sembra voler cambiare rotta sull’Italia. Il Gruppo britannico delle bevande alcoliche, proprietario di marchi come Guinness, Baileys, Smirnoff, Gordon’s e Johnnie Walker, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 96 dipendenti su 127 nella sede di Milano.

Nella struttura italiana dovrebbero restare circa 30 addetti, incluso l’amministratore delegato. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal quotidiano La Stampa, la procedura si inserisce in un piano globale che prevede 15 mila esuberi su un organico mondiale di circa 90 mila persone.

Il cambio di passo è netto rispetto alle intenzioni annunciate solo nell’autunno 2025. Allora Diageo presentava l’Italia come uno dei mercati mondiali con maggiori potenzialità di sviluppo, con l’obiettivo di raddoppiare il business entro il 2030.

Il trasferimento della sede da Torino a Milano veniva inserito in una nuova fase strategica: un mercato italiano end-to-end, un management team dedicato, investimenti in comunicazione e rete commerciale e nuove opportunità occupazionali. A pochi mesi da quel disegno, lo scenario è ribaltato. Nel 2025 il Gruppo aveva già ceduto lo stabilimento di Santa Vittoria d’Alba a New Princes, insieme ai lavoratori del sito produttivo. Ora il ridimensionamento coinvolge la sede milanese, lasciando in Italia una presenza diretta molto più contenuta.

Il quotidiano Il Giorno ha collegato la stretta italiana alla nuova fase gestionale avviata dall’amministratore delegato Dave Lewis, in carica da sei mesi. Nel documento agli investitori del 10 luglio, Diageo ha confermato per l’esercizio fiscale 2026 vendite organiche nette attese in calo del 2-3% e circa 300 milioni di dollari di risparmi dal programma Accelerate.

I sindacati contestano duramente la scelta. Le proposte dell’azienda sono state respinte dalle assemblee dei lavoratori del 24 luglio, che hanno proclamato lo stato di agitazione. Il confronto riprenderà il 29 luglio nella sede di Assolombarda: al centro ci saranno il numero degli esuberi, le garanzie per i dipendenti coinvolti e un piano sociale giudicato finora insufficiente.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata