Giuseppina Di Foggia lascia Terna con un accordo che chiude giorni di tensioni e trattative, con l’obiettivo della presidenza di Eni. La manager ha sottoscritto una risoluzione consensuale dell’incarico e del rapporto dirigenziale, con efficacia dal 5 maggio, anche alla luce del fatto che non è inclusa in alcuna lista per il rinnovo del Consiglio di amministrazione.
La rinuncia riguarda la parte più consistente della buonuscita, quella legata al ruolo di direttrice generale, pari a oltre 7 milioni di euro, mentre restano altre voci previste dal contratto.
L’intesa è strettamente legata al suo futuro: la rinuncia scatta infatti solo in caso di nomina alla presidenza del Consiglio di amministrazione di Eni, passaggio che dovrebbe concretizzarsi con l’assemblea dei soci prevista nei primi giorni di maggio.
Di Foggia-Terna, i dettagli economici dell’accordo
Nel complesso, l’uscita da Terna garantisce a Di Foggia un trattamento più contenuto rispetto alle cifre inizialmente previste. Rimane il compenso di fine mandato da amministratrice delegata, pari a circa 108 mila euro, a cui si aggiungono le competenze di fine rapporto e gli incentivi maturati nel breve e lungo periodo.
Tra questi rientrano anche le azioni detenute nell’ambito dei piani di incentivazione, pari a 84.871 titoli, con un valore di circa 866 mila euro secondo i corsi attuali. Le somme saranno erogate entro la fine del prossimo mese, mentre i premi variabili seguiranno le rispettive tempistiche legate ai sistemi incentivanti.
La condizione Eni e il nodo della buonuscita
Il punto centrale dell’accordo è la clausola che lega tutto alla nomina in Eni. Senza questo passaggio, la manager avrebbe diritto all’intera indennità di fine rapporto prevista per la posizione di direttrice generale, per la quale era stato stimato un accantonamento di oltre 7,18 milioni di euro.
La soluzione individuata rappresenta un compromesso tra le richieste della manager, che rivendicava diritti contrattuali consolidati, e l’indirizzo del Tesoro volto a ridurre le buonuscite dei vertici delle società partecipate, soprattutto in caso di passaggi ad altri incarichi pubblici. L’accordo non prevede inoltre alcun vincolo di non concorrenza né compensi aggiuntivi legati a tale clausola.
L’uscita diventerà effettiva il 5 maggio, alla vigilia dell’assemblea di Eni. Nel frattempo, la gestione operativa di Terna passerà al presidente Igor De Biasio, che assumerà i poteri fino alla nomina del nuovo vertice. All’assemblea del 12 maggio è previsto anche il rinnovo della governance della società, con Pasqualino Monti indicato come nuovo amministratore delegato.
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