Secondo il report State of AI in the Enterprise 2026 di Deloitte, l’adozione dell’intelligenza artificiale sta entrando in una fase decisiva. Le aziende a livello globale stanno superando la stagione della sperimentazione per avvicinarsi a una piena integrazione dell’AI nei processi di business, con impatti sempre più concreti su produttività, modelli operativi e competitività.
Lo studio, basato su oltre 3.000 dirigenti di 24 Paesi, mostra come il 54% delle imprese preveda di raggiungere un livello di maturità avanzato dei progetti di AI entro i prossimi tre-sei mesi. In questa fase di transizione, le organizzazioni devono bilanciare due esigenze fondamentali: garantire la continuità del core business e, allo stesso tempo, investire nell’innovazione necessaria per rimanere competitive nel medio-lungo periodo.
Il quadro dell’AI nelle aziende Made in Italy
Stando a quanto ha riscontrato Deloitte, a livello globale, l’impatto dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più evidente. Un’azienda su quattro dichiara che ha già un effetto trasformativo sul proprio modello di business, una quota più che raddoppiata rispetto a un anno fa. Il 30% delle organizzazioni sta riprogettando i processi chiave attorno all’AI, mentre una parte significativa continua a utilizzarla in modo ancora superficiale, limitandosi a ottimizzare attività esistenti anziché ripensarle radicalmente. Il vero salto di qualità arriverà quando le nuove tecnologie saranno usate per reinventare prodotti, servizi e processi.
Tra le tecnologie emergenti spicca l’AI agentica, destinata a crescere rapidamente. Quasi tre quarti delle aziende prevedono di implementarla entro due anni. Cresce anche l’attenzione alla sovranità tecnologica, con il 77% delle imprese che considera il Paese di origine dei fornitori di soluzioni AI e una tendenza crescente a costruire ecosistemi basati su partner locali. Parallelamente, l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo strategico in settori come manifattura, logistica e difesa.
Il quadro italiano riflette e amplifica questa dinamica. L’82% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in AI nel prossimo anno e il 92% si aspetta benefici in termini di produttività. Tuttavia, la maggior parte delle imprese continua ad affidarsi a tecnologie esterne, mentre solo una minoranza sviluppa soluzioni proprietarie. Le principali barriere restano la carenza di competenze, l’individuazione dei casi d’uso e le questioni di governance e dati.
“Le aziende devono ripensare da zero processi e prodotti, integrando strutturalmente l’AI nella propria architettura”, avverte Lorenzo Cerulli, GenAI Leader di Deloitte Central Mediterranean. Per l’Italia e l’Europa, conclude, restare ferme non è più un’opzione: la posta in gioco è la competitività futura.
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