Leonardo Maria Del Vecchio chiede una nuova fase per Delfin, con un maggiore coinvolgimento degli azionisti nelle scelte strategiche della holding di famiglia. Da Cernobbio (Co) l’imprenditore ha indicato la necessità di «dialogare tra i soci e riportare il board al suo naturale ruolo», mentre si avvicinano scadenze rilevanti per la governance di EssilorLuxottica.
Il mandato di Francesco Milleri scadrà nell’aprile 2027 e, secondo Del Vecchio, sarà la maggioranza dei soci di Delfin a decidere sulla sua conferma «valutando come sempre i risultati ottenuti dai manager e le strategie per il futuro». L’imprenditore ha precisato che «nessuno ha detto che Milleri deve uscire», spostando il confronto dal rapporto personale con il manager alla strategia della società.
Le richieste di Del Vecchio
Per Del Vecchio, il punto centrale resta EssilorLuxottica, di cui Delfin possiede circa il 32%. «Al centro deve tornare l’azienda, che è il lascito, il vero investimento di Delfin, la vera legacy di nostro padre», ha spiegato. L’obiettivo indicato è un cambio di strategia capace di rafforzare il Gruppo: «Ha perso il 50% in Borsa. Bisogna riportarla a 300 euro».
In Delfin, Del Vecchio vorrebbe consiglieri impegnati «full time, non part-time» e una maggiore condivisione delle informazioni con gli azionisti. La lettera inviata il 29 agosto ai revisori della holding chiede verifiche sull’operato del board e si inserisce nella richiesta di maggiore trasparenza avanzata dall’imprenditore. La stessa impostazione viene applicata al risiko bancario. Delfin detiene il 17,5% di Mps e dovrà valutare le operazioni che coinvolgono la banca senese. Leonardo Maria Del Vecchio ha spiegato che i soci dovranno individuare «la migliore offerta economica e la migliore prospettiva per il futuro», mantenendo attenzione anche al sistema Paese.
La strategia, secondo l’imprenditore, non può essere decisa autonomamente dal management. Alla domanda sul ruolo di Milleri nelle partecipazioni finanziarie, Del Vecchio ha sintetizzato il concetto con una battuta: «Altrimenti si chiamerebbe Milfin, non Delfin».
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