Delfin, la data che può riaprire la partita Del Vecchio

A fine ottobre i giudici dovranno pronunciarsi sulle quote degli eredi: dalla valutazione dipende il margine per nuovi accordi

Delfin, la data che può riaprire la partita Del Vecchio© Getty Images

Il 30 ottobre il Tribunale del Lussemburgo dovrà pronunciarsi sulla transfer notice, il trasferimento delle quote degli otto soci di Delfin a veicoli personali, e sulla valutazione della holding. È il passaggio che può riaprire il riassetto della cassaforte della famiglia Del Vecchio dopo l’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio dagli incarichi operativi in EssilorLuxottica.

Dal valore stabilito in Lussemburgo dipende una parte rilevante della trattativa tra gli eredi. Se il prezzo delle singole partecipazioni scendesse rispetto ai 5 miliardi negoziati nel precedente accordo tra Leonardo Maria, Luca e Paola Del Vecchio, nuove compravendite tra soci potrebbero diventare più sostenibili. Gli otto eredi hanno ciascuno il 12,5% di Delfin, holding che raccoglie le principali partecipazioni costruite dal fondatore.

Il valore di Delfin può cambiare la partita tra gli eredi

A dicembre 2025, nella procedura avviata da Rocco Basilico per trasferire a un veicolo personale lo 0,4% della propria quota, i periti avevano riconosciuto a Delfin un net asset value di circa 48 miliardi. Applicando uno sconto di holding del 30%, il valore era sceso a quasi 34 miliardi. Secondo quanto riportato oggi dal Corriere della Sera, oggi il net asset value sarebbe calato a circa 40 miliardi, soprattutto per il calo in Borsa di EssilorLuxottica. Con lo stesso sconto, la valutazione si fermerebbe a 28 miliardi, portando ogni quota del 12,5% a circa 3,5 miliardi. Il confronto con i 5 miliardi per quota del precedente accordo rende la perizia un passaggio centrale per eventuali nuove intese.

Le strade restano due. La prima è l’acquisto di quote da parte di uno o più eredi. La seconda è una maggiore distribuzione degli utili, con l’ipotesi di alzare il dividendo dal 10% fino all’80% dell’utile, pari a 1,5 miliardi sul 2025. Entrambe richiedono una convergenza familiare che finora non è mai stata raggiunta.

Verso nuove nomine in EssilorLuxottica

Nel frattempo EssilorLuxottica punta a normalizzare l’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio. Dentro il Gruppo, secondo quanto riportato dal quotidiano la Repubblica, non sono attesi cambiamenti sostanziali nell’assetto industriale. Le dimissioni vengono lette anche come un chiarimento dei rapporti tra proprietà e management, in linea con l’impostazione attribuita a Leonardo Del Vecchio.

Il Gruppo dovrà coprire le posizioni lasciate libere da Leonardo Maria Del Vecchio, dalla presidenza di Ray-Ban al ruolo di Chief Strategy Officer. Il Ceo Francesco Milleri è già alle prese con una riorganizzazione più ampia, dopo le uscite di Federico Buffa, Paolo Pezzutto e, in precedenza, Giorgio Striano. Tra i manager interni in crescita vengono indicati Davide Schinetti e Chrystel Barranger.

Perché Leonardo Maria Del Vecchio ha rotto con Milleri

Il ruolo degli azionisti francesi di EssilorLuxottica

Il riassetto della cassaforte familiare può riflettersi anche sulla governance di EssilorLuxottica. Sul quotidiano La Stampa si segnala che gli azionisti francesi, pur senza commenti ufficiali, seguono con attenzione le tensioni italiane. In Francia si concentra oltre l’8% del capitale del gruppo: Caisse des Dépôts et Consignations ha il 2,41%, BpiFrance l’1,6% e Valoptec il 4,3%.

La possibile richiesta di maggior peso da parte francese potrebbe emergere con il rinnovo delle cariche, nell’assemblea chiamata ad approvare il bilancio 2026, quando scade il mandato di Milleri come amministratore delegato.

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