Deficit Italia al 3,1% nel 2025, ancora sopra il limite Ue

Il miglioramento rispetto al 2024 non basta a uscire dalla procedura Ue: vincoli sui conti pubblici e margini ridotti, mentre il rientro è atteso nel 2026

C'è un'Europa che ci prova© Shutterstock

Nel 2025 il deficit pubblico dell’Italia si è attestato al 3,1% del Pil, un dato che segna un miglioramento rispetto al 3,4% registrato nel 2024 ma che non basta per riportare il Paese sotto la soglia del 3% prevista dalle regole europee.

Questo limite, apparentemente simbolico, ha invece conseguenze concrete. Il nostro Paese resta infatti soggetto alla procedura per deficit eccessivo, con vincoli stringenti sulla politica di bilancio.

I dati Istat sul deficit di bilancio

Secondo i dati ufficiali diffusi dall’Istat e confermati a livello europeo, il Governo puntava a una revisione al ribasso che consentisse di raggiungere il 3,0%, soglia cruciale per uscire dalla procedura. Tuttavia, anche uno scostamento minimo come quello registrato risulta determinante, impedendo di ottenere maggiore flessibilità nelle scelte economiche.

La permanenza nella procedura comporta infatti l’obbligo di mantenere una linea prudente nei conti pubblici. Ciò si traduce in margini ridotti per nuove misure espansive e in una maggiore attenzione al contenimento della spesa. Un contesto che potrebbe incidere sulle prossime leggi di bilancio, limitando la capacità del governo di sostenere crescita economica e investimenti.

Nonostante questo scenario, emergono segnali positivi. Il deficit è in graduale riduzione e le previsioni indicano un possibile calo al 2,8% nel 2026, aprendo la strada a un rientro nei parametri europei nel breve periodo. Tuttavia, il miglioramento resta fragile e legato a variabili macroeconomiche complesse, tra cui crescita, inflazione e andamento dei tassi di interesse.

Rimane centrale anche la questione del debito pubblico, che continua a mantenersi su livelli elevati, superiori al 137% del Pil. Questo rappresenta una delle principali criticità strutturali dell’economia italiana e rende più difficile il percorso di consolidamento fiscale richiesto dall’Unione europea.

In questo quadro, il Governo continua a chiedere maggiore flessibilità, anche alla luce delle incertezze geopolitiche ed economiche globali. Tuttavia, le istituzioni europee mantengono un approccio rigoroso, confermando l’importanza del rispetto delle regole fiscali comuni.

Il dato del 3,1% evidenzia quindi una realtà chiara: l’Italia è vicina all’obiettivo, ma non ancora abbastanza. Una differenza di pochi decimali continua a separare il Paese dall’uscita dalla procedura, dimostrando quanto sia sottile l’equilibrio tra disciplina di bilancio e possibilità di intervento economico.

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