Sono entrati in vigore oggi i nuovi dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo la sentenza della Corte Suprema che la scorsa settimana ha bocciato alcune tariffe decise dalla Casa Bianca. L’aliquota è del 10%, come comunicato attraverso il servizio di messaggistica della U.S. Customs and Border Protection, ed è quindi inferiore al 15% annunciato da Trump nei giorni scorsi. Ma il segnale politico resta: secondo quanto riportato dai media, la Casa Bianca starebbe lavorando per portare le tariffe proprio al 15%. In parallelo, l’agenzia doganale ha interrotto la riscossione dei dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act, quelli dichiarati illegali dalla Corte.
Ieri il tycoon è tornato a intervenire sul tema, avvertendo che i Paesi che proveranno ad approfittare della sentenza della Corte Suprema “si troveranno ad affrontare tariffe molto più alte e peggiori di quelle concordate di recente”. Sul piano tecnico-giuridico, i nuovi dazi resteranno in vigore per 150 giorni, fino alla fine di luglio, basandosi sulla Section 122 del Trade Act del 1974: un quadro diverso dall’Ieepa bocciata dai giudici. Un’eventuale estensione, però, porterebbe Trump a dover passare dal Congresso, dove i democratici hanno già promesso battaglia.
Dazi Usa-Ue: il 10% parte, il 15% incombe
A Bruxelles la parola d’ordine è “chiarezza”. La Commissione Ue ha spiegato di essere in stretto contatto con Parlamento europeo, Stati membri e controparte americana: Maroš Šefčovič è in trattativa da venerdì con il rappresentante Usa per il Commercio Jamieson Greer e con il segretario al Commercio Howard Lutnick per ottenere indicazioni su durata e portata delle nuove tariffe. L’obiettivo dichiarato è garantire prevedibilità e stabilità alle attività commerciali.
Il tema è stato centrale anche al G7 dei ministri del Commercio in videoconferenza: l’Europa si è presentata compatta chiedendo “stabilità e certezza giuridica” per le imprese, mentre Greer ha replicato che Washington vuole agire rapidamente “per evitare nuove incertezze”. Nella lettura del vicepremier Antonio Tajani, si è aperta “una fase di dialogo costruttivo” utile a evitare guerre commerciali. Ma non è bastato a sciogliere i dubbi: l’intesa di luglio sull’aliquota al 15% resta congelata almeno fino all’11 marzo, in attesa di un chiarimento definitivo sul perimetro legale dei dazi americani.
Nel frattempo, come ha spiegato Bernd Lange in un’intervista al Corriere della Sera, da Washington arriverebbero “violazioni” dell’accordo “giorno dopo giorno”, con il rischio di tariffe che si sommano: per esempio, per il formaggio italiano non si tratterebbe del 15%, ma del 30% (“15 più 15”). Lange chiede quindi una dichiarazione chiara degli Stati Uniti che confermi l’intenzione di rispettare l’accordo “almeno per l’intera legislatura” di Trump.
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