Nel 2026 emerge con chiarezza l’effetto reale delle politiche protezionistiche adottate dagli Stati Uniti. Secondo un’analisi della Bce, i costi dei dazi Usa ricadono quasi interamente sull’economia interna. Il 95% dell’impatto economico delle tariffe imposte durante la presidenza di Donald Trump viene sostenuto da imprese e consumatori statunitensi, mentre solo il 5% grava sugli esportatori esteri.
Il dato mette in discussione uno degli obiettivi principali dei delle tariffe volute dalla Casa Bianca, ovvero trasferire il peso economico sui partner commerciali. Al contrario, lo studio evidenzia come le aziende straniere abbiano ridotto solo marginalmente i prezzi per restare competitive, lasciando che gran parte dei costi si trasferisse lungo la filiera americana fino ai consumatori finali.
Cosa succede negli Stati Uniti
Dal 2025, gli Stati Uniti hanno progressivamente aumentato le tariffe, portando il tasso medio dal 3% a oltre il 18%. Questo incremento ha avuto effetti evidenti. I prezzi delle importazioni (al netto dei dazi) sono leggermente diminuiti, ma i volumi di scambio hanno subito un calo significativo.
Secondo la Bce, un aumento del 10% dei dazi Usa si traduce in un incremento dei prezzi pari al 9,5%, segnale di una trasmissione quasi completa dei costi. Attualmente circa un terzo dell’onere è sostenuto direttamente dai consumatori americani, ma nel lungo periodo questa quota potrebbe superare il 50%, poiché le imprese avranno meno margine per assorbire gli aumenti.
Le conseguenze si estendono anche alla struttura del commercio globale. In particolare, il settore automobilistico ha registrato un cambiamento significativo nelle catene di approvvigionamento. Gli Stati Uniti stanno riducendo la dipendenza da Unione Europea e Cina, rafforzando invece gli scambi con Canada e Messico.
Perché i dazi pesano sugli Usa
Questo scenario conferma quanto già evidenziato dalla teoria economica. I dazi, pur nascendo come strumento di protezione, tendono a generare effetti distorsivi, aumentando i costi per le imprese domestiche e riducendo il potere d’acquisto dei consumatori.
Nel complesso, il quadro del 2026 mostra come le politiche tariffarie possano avere effetti controintuitivi. Più che penalizzare i partner commerciali, finiscono per incidere sull’economia interna, influenzando prezzi, domanda e competitività. Un elemento che continuerà a pesare sulle dinamiche del commercio internazionale nei prossimi anni.
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